TAIPEI – È difficile descrivere una fabbrica di Intelligenza Artificiale. Perché non è quella dickensiana fatta di fumi, rumori di ferraglia e operai chini su chissà quale pentolone. E nemmeno è il modello di Adriano Olivetti, orientato all’emancipazione del lavoratore. Advantech è un’impresa manifatturiera che preferisce farsi chiamare “campus”. Il suo stabilimento silenzioso e asettico è immerso nel verde. Cemento e mattoni, in un equilibrio di colori e materiali, sostituiscono un qualsiasi prefabbricato che, nel nostro immaginario, è da sempre un posto dove si producono cose. Le sue grandi vetrate sono simbolo di trasparenza e luminosità.

Advantech non è un data center che sforna soluzioni tecnologiche. Da quarant’anni, è un pilastro dell’“industrial computing”, sistemi digitali destinati al mondo produttivo, con particolare attenzione alle filiere dell’energia, dei trasporti e del medicale. Una potenza che si vanta di non essere conosciuta. Ma che nel 2025 ha generato 2,2 miliardi di dollari di fatturato (nel 2026 è previsto che arrivi a 9,2 miliardi) e che impiega 8mila dipendenti. Frank Huang, direttore della divisione healthcare del gruppo, spiega che «l’IA non è soltanto una questione di cloud». Il traffico dati è essenziale nel miglioramento dei processi, nell’efficienza dei tempi, quanto anche nel miglioramento della qualità del lavoro.

Nel medicale, l’IA è essenziale per definire percorsi predittivi. Automazione e robotizzazione delle strutture sanitarie vanno a beneficio di pazienti e personale sanitario. Il mercato è fatto da una popolazione sterminata, in costante aumento e, soprattutto in Occidente, sempre più vecchia. Le soluzioni tecnologiche di cui Advantech è artefice non sono visibili. Ma sono quelle che – oggi costose e domani scalabili – garantiranno la tenuta della spesa pubblica dei governi nazionali.

All’atto pratico di cosa si sta parlando? Di quella materia digitale a disposizione del consumatore-paziente, consultabile da una colonnina informatica all’ingresso dello studio del proprio medico di base. Informazioni personali sulla propria salute, garantite dalla riservatezza, sulla storiografia di visite, operazioni e degenze, e quelle che si consiglia di fare, a prescindere da un incontro in presenza con il medico. È di Advantech l’elaborazione delle cartelle elettroniche di chi è ricoverato, come pure i software a supporto di medici e infermieri in sala operatoria. «Tutto questo non è soltanto un traffico di dati», spiega ancora Huang. «È materia grezza su cui fare dottrina». Sulla base delle informazioni raccolte, Advantech è in grado di indicare le condizioni future della salute di una persona. Tutto questo vuol dire indurre una società alla prevenzione, efficientare il sistema sanitario e contenerne i costi.

Advantech è solo un esempio, però. Un caso di come Taiwan abbia messo in pratica una visione, nata da una potenziale catastrofe. Nel 1971 l’Onu riconosce la Repubblica popolare cinese come unica rappresentante della Cina al Palazzo di vetro. Estromette così Taipei e le toglie anche il seggio permanente nel Consiglio di sicurezza. Due anni dopo, il mondo vive la prima grave crisi petrolifera del decennio. All’improvviso Taipei si trova isolata e priva di materie prime. Nello stesso anno, per impulso del governo, viene fondato l’Industrial technology research institute, con l’obiettivo di trasformare il Paese da economia manifatturiera a basso costo a polo tecnologico avanzato, soprattutto nei semiconduttori e nell’elettronica integrata. L’intuizione ha successo. Oggi l’Itri conta 6mila ingegneri e ricercatori. Nella sua sede-museo a Hsinchu – la Silicon Valley di Taiwan – si ripercorrono le tappe di quello che gli stessi vertici del centro chiamano il “miracolo dei microprocessori”. Non c’è Paese al mondo che possa fare a meno dei wafer e microchip made in Taiwan. Advantech, per tornare al caso di prima, è operativa nella stessa Cina, a Kunshan, Shenzhen, Shanghai e nella stessa Pechino, con centri produttivi e una vasta rete commerciale. È il caso di ricordarlo, visto il soffiare dei venti di guerra.

Al netto di questo, infatti, il Paese è di fronte a una seconda svolta epocale. Le potenzialità dell’Intelligenza Artificiale sono alla portata di quelle società che masticano digitale fin da quando i computer erano degli armadi pesanti e bollenti e rubavano spazio negli uffici americani. Ancora una volta, sono le tigri asiatiche ad avere il boccino in mano e a dimostrare come le nuove tecnologie sono generatori di benessere diffuso. Il medicale insegna.

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Antonio Picasso, giornalista e consulente di comunicazione. Ha iniziato a scrivere di economia, per poi passare ai reportage di guerra in Medio Oriente e Asia centrale. È passato poi alla comunicazione d’impresa e istituzionale. Ora, è tornato al giornalismo. Scrive per il Riformista ed è autore del podcast “Eurovision”. Ha scritto “Il Medio Oriente cristiano” (Cooper, 2010), “Il grande banchetto” (Paesi edizioni, 2023), “La diplomazia della rissa” (Franco Angeli, 2025).