A due mesi dal referendum sulla magistratura assistiamo a un paradosso: il centrodestra, ancora frastornato, sembra non riuscire a comprendere che il proprio futuro politico è tutt’altro che segnato. Non solo perché ci sono dodici mesi per dare un segnale forte agli elettori, ma anche e soprattutto perché a sinistra le cose stanno prendendo una piega diversa e imprevedibile. Sul piano politico, da qui alla primavera/autunno 2027 può succedere di tutto, e la marcia verso la nuova legge elettorale fa capire che il vero spettro all’orizzonte è l’ingovernabilità derivante da un pareggio. Il copione potrebbe essere quello a cui abbiamo assistito dal 2013 al 2022. Gli italiani non sono più inclini alle crisi al buio, all’instabilità, alle maggioranze ballerine: sono abituati ad avere lo stesso sindaco e lo stesso presidente di Regione per cinque anni, e ora con Giorgia Meloni e il centrodestra anche un governo pensato per durare l’intera legislatura. Eppure il dibattito politico sembra proiettato a ragionare in direzione della prospettiva di pareggiare.

La nuova legge elettorale

Il centrodestra prova a correre ai ripari con la nuova legge elettorale, ma se non restituirà agli italiani le preferenze si legherà un cappio politico al collo, subendo una campagna elettorale dai toni furenti. Quindi la maggioranza – con buona pace di chi ha paura di perdere il seggio – ha una sola possibilità: restituire le preferenze agli italiani facendo una mossa dall’alto valore etico, che gli elettori apprezzeranno. Ma il rischio politico di cambiare una legge elettorale a un anno dal voto permane.

Centrosinistra: marciare divisi fino all’autunno

Quanto al centrosinistra, il tema per ora sembra quello di marciare divisi fino all’autunno, e il perché è evidente: bisogna trovare la quadra sul leader e sul programma, e ad oggi mancano entrambi. Mentre Giuseppe Conte non molla e propone la sua versione di programma scritto dalla base come fa Avs, Elly Schlein sembra essere ricaduta nel complesso tipico della sinistra contemporanea: copiare quello che fanno gli altri, e per di più senza coerenza. Perché o si sta con Barack Obama o con Bernie Sanders; le due sinistre non sono sovrapponibili. Lo stesso vale per il modello Sánchez che Elly seguita ad esaltare, mentre gli spagnoli inviano “sfratti politici” al loro primo ministro (ultimo quello in Andalusia) che dal 2023 non approva una legge di bilancio ed è alla terza proroga consecutiva.

Lo stesso problema per la sinistra italiana

Il problema della sinistra italiana è sempre lo stesso: preferire l’importazione di modelli piuttosto che creare un proprio modello italiano. Paradossale è il tema dell’energia, dove la Spagna tiene basso il prezzo grazie al nucleare, che copre ad oggi il 20% del fabbisogno iberico, non un piccolo dettaglio. Il ritorno al nucleare non può essere più rinviato in Italia, e di sole rinnovabili non si vive e non si sopravvive, e Schlein sul punto è sempre ambigua. Così come in politica estera, dove il campo largo non potrà a lungo glissare sulla necessità di una posizione chiara e unitaria. Due parole che storicamente non piacciono alla sinistra nostrana.

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Nato nel 1994, esattamente il 7 ottobre giorno della Battaglia di Lepanto, Calabrese per grazia di Dio e conservatore per vocazione. Allievo non frequentante - per ragioni anagrafiche - di Ansaldo e Longanesi. Direttore di Nazione Futura dal settembre 2022 a maggio 2025. Oggi e per sempre al servizio della Patria. Fumatore per virtù - non per vizio - di sigari, ho solo un mito: John Wayne.