Energia
Taranto verso il collasso siderurgico: “Servono 7 miliardi subito”
Forse è già finita e non ce ne siamo ancora accorti. Un mese fa ho scritto una lettera al presidente della Regione Puglia Antonio Decaro in cui, tra l’altro, sollevavo la grave emergenza che attualmente vive la realtà tarantina, un’emergenza che sicuramente ha una grave incidenza su Taranto e sul suo hinterland, ma è un’emergenza che incide direttamente sull’assetto economico dell’intero Paese. Ormai la mia denuncia e quella del Sindacato, in particolare quella della UILM, stanno cadendo nel ridicolo perché sono denunce completamente inascoltate, e ciò che preoccupa di più è il convincimento dei governi di ritenere che il “caso siderurgico di Taranto” potesse risolversi senza un ricorso organico, mirato e responsabile da parte del governo e del Parlamento. Un discutibile convincimento sulla possibilità che un assetto industriale quale quello di Taranto potesse ritrovare le condizioni per ritornare a produrre 10 milioni di tonnellate di acciaio all’anno o potesse attrarre gli interessi di capitali privati senza un’integrale reinvenzione dell’impianto da parte dello Stato. Quindi, grande responsabilità dei parlamenti delle due legislature, grande responsabilità di ben quattro governi: Conte 1, Conte 2, Draghi e Meloni.
Decaro, che stimo soprattutto per il suo convinto senso dello Stato, senza dubbio sa bene che questa emergenza non può essere risolta dal “fattore tempo”, non può cioè essere risolta illudendosi che quelli che verranno dopo affronteranno e risolveranno questo che è, a tutti gli effetti, un grande dramma economico e sociale. E allora penso che, ancora una volta, debba essere il riferimento locale, cioè il presidente della Regione Puglia e il sindaco di Taranto Piero Bitetti, a diventare interlocutori chiave dell’organo centrale. Un’alleanza dei due riferimenti locali (Regione e Comune) convinti che il crollo ormai irreversibile del centro siderurgico genera automaticamente una crisi dell’intero Paese e in particolare del Mezzogiorno. Un’azione congiunta che la Regione può invocare ricorrendo a quanto previsto dall’articolo 117 della Costituzione, che recita: “La legge regionale ratifica le intese della Regione con altre Regioni per il migliore esercizio delle proprie funzioni, anche con individuazione di organi comuni”. Dando vita in realtà a un’alleanza fra le Regioni del Mezzogiorno, tra l’altro tutte e otto inserite nell’Obiettivo Uno (cioè tutte hanno un PIL pro capite inferiore al 75% della media europea).
Un’alleanza che potrebbe dare vita a una proposta da inserire addirittura già nell’aggiornamento, nel prossimo mese di settembre, del Documento di Finanza Pubblica (DFP); una proposta che dovrebbe contenere un impegno dello Stato di almeno 7 miliardi di euro per la reinvenzione funzionale del centro siderurgico e una riqualificazione ambientale del vasto hinterland tarantino. Non devo certamente anticipare al presidente Decaro o al sindaco Bitetti cosa potrebbe succedere nei prossimi mesi nella vasta area tarantina qualora non prendesse corpo un’azione strategica vera e non ricca, come avvenuto finora, di inqualificabili illusioni.
Sono sicuro che la mia rimarrà, ancora una volta, una banale e inutile denuncia, ma il fattore tempo non aiuta e la gratuita rincorsa verso ipotesi irrealizzabili, a bandi inutili, a coinvolgimenti di soggetti non adeguatamente supportati da misurabili risorse finanziarie, producono l’“irreversibilità del fallimento della operazione Taranto”. Unica positività: la presidente Meloni sa bene che tutto questo è vero.
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