Signor Presidente,
sono da sempre un suo convinto estimatore sia come collega impegnato nella Società ANAS, sia come Sindaco di Bari e per questo mi rivolgo a Lei perché penso sia l’unico interlocutore che, dopo ormai quasi otto anni di assurde evoluzioni ed involuzioni, possa davvero avviare un processo “verità” sul futuro del centro siderurgico di Taranto.

Non devo certamente porre alla sua attenzione la serie di atti irresponsabili che, sempre in questi otto anni, hanno caratterizzato il comportamento dei Governi Conte 1, Conte 2 e Draghi ed in particolare la grave responsabilità dell’allora Ministro Luigi Di Maio che sospese il contratto con la Società Arcelor Mittal sottoscritto dall’ex Ministro Calenda o della richiesta di annullamento dello scudo penale avanzato ed ottenuto dalla Senatrice Barbara Lezzi; tutte azioni che in realtà rafforzarono in modo sostanziale il contenzioso sollevato da Arcelor Mittal. Ma queste mie oggettive denunce sul comportamento dei Governi, precedenti all’attuale, non possono non affrontare anche una critica a quanto accaduto in questi ormai quasi quattro anni dell’attuale Governo. Mi riferisco, in particolare, ad un dato: per evitare la chiusura irreversibile del centro siderurgico occorre una disponibilità finanziaria di almeno 6 – 7 miliardi di euro. Ogni altra ipotesi, ogni altro approccio è non solo fallimentare ma avvia in modo irreversibile la chiusura definitiva dell’impianto.

A me spiace ripetere questa denuncia, in fondo è una denuncia che in modo sistematico ripeto insieme al segretario generale della UILM Rocco Palombella. Mi spiace perché, essendo come Lei un cittadino pugliese assisto, ripeto ormai da otto anni, alla definizione di azioni o di scelte che rischiano di produrre una delle più gravi “bombe sociali con la perdita di oltre 25.000 posti di lavoro”. Una bomba sociale che coinvolge Taranto, che coinvolge il vasto hinterland, che mette in crisi l’intero Salento e che colpisce, in modo irreversibile, la crescita e lo sviluppo dell’intero Paese.

Signor Presidente è inutile illudersi ed è inutile garantire risorse limitate con erogazioni parziali di 180 milioni di euro o 210 milioni di euro, ecc. ed è inutile interloquire con possibili organismi che assicurano un misurabile interesse alla gestione dell’impianto. Occorre, insisto, un preciso impegno del Governo a dare vita ad un Partenariato Pubblico Privato in cui però attraverso lo strumento del “canone di disponibilità” il Pubblico garantisca, nel prossimo quinquennio, una copertura di almeno 5 – 7 miliardi di euro. Un valore che per almeno 2 miliardi di euro deve garantire all’attuale impianto livelli di sicurezza ambientali adeguati, per 3 miliardi reinventare integralmente alcuni impianti e per circa 1 – 2 miliardi di euro garantire una riqualificazione funzionale dell’intero hinterland tarantino.

Signor Presidente, questa mia denuncia l’ho rivolta più volte e non è mai stata presa in considerazione perché l’esigenza finanziaria da me indicata, e supportata da una capillare e motivata analisi, la si è sempre ritenuta eccessiva e molto impattante sul bilancio economico del Paese. Ebbene, io le ricordo che: Senza un impegno sostanzioso e garantito da parte del Governo nessun organismo privato, sì anche di un Gruppo privato come Flacks che senza dubbio mantiene una visione industriale di lungo termine, supportata da solida forza finanziaria ed esperienza operativa, potrà mai assicurare una certezza nella continuità funzionale dell’impianto. Senza l’impianto siderurgico di Taranto il nostro Paese scompare dal teatro industriale dei produttori di acciaio a scala mondiale e questo produce un danno alla nostra economia e alla crescita del PIL che non giustifica in nessun modo le preoccupazioni legate al possibile impatto nel versamento di 5 – 7 miliardi di euro.

Signor Presidente, le chiedo troppo ma penso che un suo intervento in Conferenza Stato Regioni forse offrirebbe al Governo ed ai suoi colleghi Presidenti delle altre Regioni una ottima occasione per evitare un grave danno all’intero Paese.