L’economia italiana è ampiamente fragile, esposta agli shock internazionali e tra le più colpite a causa del conflitto tra Stati Uniti e Iran. La Commissione Europea consegna un quadro a tinte fosche per il Belpaese nelle previsioni primaverili sull’economia dell’area Euro. Sia chiaro: cose che si conoscevano ampiamente. Solo che adesso sono scritte nero su bianco e l’Esecutivo guidato da Giorgia Meloni deve cercare di schivare una recessione tra i mille paletti dei limiti dettati dall’enorme debito pubblico italiano.

I numeri

Nel 2026, secondo Bruxelles, l’economia italiana cresce dello 0,5 per cento rispetto allo 0,8 delle previsioni pre conflitto iraniano. Nel 2027 non andranno meglio le cose, visto che il Pil salirà solo dello 0,6 per cento.
Il taglio non riguarda solo la crescita, ma anche la tenuta complessiva dei conti pubblici. Il deficit, secondo l’Europa, dovrebbe scendere dal 3,1 per cento del Pil nel 2025 al 2,9 per cento nel 2026, per poi restare allo stesso livello anche nel 2027. Formalmente il disavanzo torna sotto la soglia europea del 3 per cento, ma il miglioramento non basta a invertire la traiettoria del debito.

Batosta del debito

Ed è qui che arriva il dato più pesante: il debito pubblico italiano, indicato al 137,1 per cento del Pil nel 2025, sale al 138,5 per cento nel 2026 e arriva al 139,2 per cento nel 2027. Una dinamica opposta a quella della Grecia, che nello stesso periodo scende dal 140,7 per cento del Pil nel 2026 al 134,4 per cento nel 2027. In altre parole, nel 2027 l’Italia diventa il Paese con il rapporto debito/Pil più alto dell’Unione europea, superando proprio Atene, il simbolo della grande crisi del debito sovrano.

Cause

La Commissione attribuisce l’aumento del debito a tre fattori principali: il differenziale sfavorevole tra interessi e crescita, gli aggiustamenti legati ai crediti fiscali per le ristrutturazioni edilizie e l’effetto limitato degli avanzi primari sulla riduzione dello stock di debito. Nel 2025 il deficit era già sceso dal 3,4 al 3,1 per cento del Pil, anche grazie al miglioramento del saldo primario, arrivato allo 0,8 per cento, ma la spesa per interessi è rimasta elevata. Nel 2026, secondo Bruxelles, gli interessi aumenteranno ancora di 0,3 punti di Pil, spinti dai rendimenti più alti e dal peso dei titoli indicizzati all’inflazione.

Prezzi

Sul fronte dei prezzi, la Commissione prevede un’inflazione al 3,2 per cento nel 2026, alimentata dall’aumento dell’energia, prima di una discesa all’1,8 per cento nel 2027. Il mercato del lavoro resta l’elemento meno negativo del quadro, con un tasso di disoccupazione stimato al 5,7 per cento sia nel 2026 sia nel 2027, ma anche qui la crescita dell’occupazione viene indicata come modesta. Il risultato finale è una fotografia molto netta: l’Italia tiene il deficit appena sotto la soglia europea, ma non riesce a far scendere il debito; conserva un avanzo primario, ma lo vede eroso dagli interessi; evita la recessione, ma resta inchiodata a una crescita tra lo 0,5 e lo 0,6 per cento. Per Bruxelles, dunque, il problema italiano non è l’emergenza di un singolo anno, ma la traiettoria: poca crescita, interessi alti e debito ancora in salita. A questo punto è lecito porsi due domande: visti i numeri, in che modo Ursula Von Der Leyen potrebbe autorizzare l’Italia a realizzare uno scostamento di bilancio per aiutare famiglie e imprese sotto “attacco” dallo shock energetico? E ancora: senza l’impatto del Pnrr l’Italia sarebbe in recessione?

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