Ci sono tanti interrogativi che nascono spontanei in questa fase non facile della vita sociale ed economica del nostro Paese; un interrogativo in particolare è relativo al concetto di futuro, al concetto di crescita o di decrescita dell’intero assetto economico. Senza dubbio è un interrogativo che riguarda il futuro dell’intero pianeta ma che diventa ancora più pressante per il futuro di una tessera del pianeta; cioè della tessera legata al nostro Paese. Prende corpo, oggi, un fenomeno particolare: la logistica e, al suo interno, quella legata alla movimentazione delle merci via mare.

Questa attenzione è legata ad un dato che sembra non strettamente legato alla movimentazione delle merci via mare ma che in realtà rappresenta un punto di riferimento obbligato nella descrizione di ciò che stiamo ricercando, cioè del “futuro”. Eravamo rimasti fermi a dei dati sul valore della logistica e sul valore dell’import – export del Paese della fine degli anni ’90; cioè eravamo fermi ad un valore del 1994 della logistica di 32 miliardi di euro e dell’import – export di 310 miliardi di euro, poi, anno dopo anno, avevamo seguito le percentuali di crescita annuali senza mai identificare i valori assoluti raggiunti; pochi mesi fa abbiamo scoperto che la logistica ha raggiunto, nel 2025, 114 miliardi di euro e l’import – export 696 miliardi di euro. Su questi due dati negli ultimi mesi mi sono più volte soffermato ma mai ho collegato questo dato, che a tutti gli effetti è forse il motore chiave della nostra economia, con quello che potrebbe o dovrebbe diventare il futuro.

La serie di conflitti in corso non sono la causa di cambiamenti sostanziali nel ridisegno dell’intero bacino del Mediterraneo in quanto da almeno un ventennio sono iniziati approfondimenti programmatici che riporto di seguito e che pian piano stanno ridisegnando l’intero bacino. Mi riferisco in particolare: Progetto denominato “Via della Seta”. Un progetto che ha già consentito un collegamento ferroviario Pechino – Amburgo – Mortara ed un collegamento via mare dalla Cina verso il Mediterraneo; Progetto del Corridoio Bassora – Bagdad – Mossul – Ankara – Sofia – Budapest – Europa centrale. Un progetto voluto inizialmente da un consorzio di imprese italiane ed ora in corso di approfondimento. Il progetto evita il canale di Suez e penetra direttamente in Europa centrale; Progetto IMEC mira a collegare tre delle regioni economiche più dinamiche del mondo, ovvero India, Medio Oriente ed Europa, grazie a infrastrutture migliorate e meccanismi commerciali avanzati; Progetto del Canale Istanbul è un obbligato raddoppio del Bosforo ed un contestuale processo di integrazione funzionale tra Mar Nero e Mediterraneo; Realizzazione in corso del Corridoio Mombasa – Lagos. Trattasi di un asse che consente un passaggio delle merci provenienti dall’Asia e dall’India verso l’Atlantico senza passare per Suez.

Ma questa modifica dei flussi che ritenevamo consolidati e non modificabili ci porta automaticamente verso una obbligata alleanza fra tutte le realtà portuali del bacino; ci porta cioè non solo verso un’alleanza mirata ad ottimizzare i margini di convenienza ma, addirittura, verso un unico organismo gestore di realtà alcune presenti all’interno della Unione Europea ed altre esterne. Di fronte ad un simile cambiamento in corso, un cambiamento che sicuramente diventerà sempre più incisivo nelle scelte gestionali, nasce spontanea una ipotesi che può sembrare utopica ma che è senza dubbio coerente ad una evoluzione che ancora non riusciamo a capire, che ancora non riusciamo a misurare in termini di modifica della offerta e della domanda. Nasce così spontanea la proposta di costruire un Consorzio dei Porti del Bacino del Mediterraneo, qualcosa che supera il concetto di Unione Europea, qualcosa che si interfaccia con le strategie dell’intero pianeta.

Queste considerazioni, questi approfondimenti portano ad una conclusione: sbagliare oggi le finalità della riforma sulla offerta portuale significa spegnere il futuro. Evitiamo di essere miopi, evitiamo di temere scelte utopiche, ricordiamoci che forse di buono ci è rimata solo la lungimiranza. Su questo interessante argomento il 17 giugno, nella sala Zuccari del Senato, si terrà un seminario le cui conclusioni saranno prodotte dal Vice Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi.