Il 18 luglio non sarà una semplice assemblea. Sarà il primo banco di prova del nuovo cantiere riformista. A Roma gli Europeisti di Daniele Nahum, Piercamillo Falasca e Sergio Scalpelli metteranno attorno allo stesso tavolo amministratori locali, innovatori, startupper, professionisti, rappresentanti della società civile e intellettuali per dare una forma politica a quell’Italia liberale, europeista e garantista che da anni non trova più una casa comune. Il movimento nato a Milano prova così il salto di qualità. Non un nuovo partito, ma una federazione di esperienze politiche e civiche, radicata nei territori e capace di mettere in rete culture diverse accomunate da una piattaforma europeista, atlantista, garantista e liberaldemocratica.

Intanto prende forma anche un altro tassello dello stesso mosaico. Nasce infatti la Federazione Socialista Riformista, erede dell’esperienza del Comitato referendario Giuliano Vassalli. Non ne fanno parte, almeno per ora, Fabrizio Cicchitto e Bobo Craxi. Quest’ultimo conferma la scelta di restare nel Psi: «Il Psi non aderisce al centrismo». La nuova Federazione guarda invece oltre gli attuali schieramenti. «Serve la costituente di una federazione tra tutti coloro che si richiamano all’area riformista», spiega Stefano Venturini, indicando come interlocutori privilegiati Carlo Calenda, Pina Picierno e Luigi Marattin. In programma tre iniziative nazionali: una nel Centro, una al Nord e una al Sud. Attorno al progetto si raccolgono esponenti di diverse tradizioni riformiste: Umberto Costi per SD Socialdemocrazia, Mauro Del Bue, Giovanni Crema del Movimento Socialisti Liberali, Claudio Signorile, Biagio Marzo, Salvatore Sannino, Felice Iossa dei Popolari Socialisti e Liberali, Corrado De Rinaldis per il Partito Repubblicano Italiano e il Movimento Repubblicani Europei guidato da Luciana Sbarbati. I due percorsi si osservano e dialogano. Europeisti punta a federare il mondo liberale, europeista e civico; la Federazione Socialista Riformista prova a riunire le diverse anime del socialismo democratico. La prospettiva, almeno per molti dei protagonisti, è quella di una convergenza dentro un più ampio polo riformista. Nel loro manifesto trova spazio anche una critica severa all’attuale sistema politico. Il bipolarismo viene definito ormai un «bipopulismo» permanente, incapace di selezionare una classe dirigente all’altezza delle sfide del Paese. Sotto accusa finiscono il leaderismo e i partiti ridotti a comitati elettorali personali. Da qui la richiesta di reintrodurre le preferenze, restituendo agli elettori il potere di scegliere i propri rappresentanti.

Sul tavolo resta anche il dossier Milano. Il dialogo tra le forze centriste prosegue e, tra i nomi che circolano per la candidatura a sindaco, prende quota quello di Mario Calabresi. Daniele Nahum fa sapere che potrebbe rappresentare un punto di convergenza. Dal Partito democratico, però, il deputato Vinicio Peluffo avverte: «Calabresi potrebbe raccogliere un largo consenso, ma il candidato dovrà comunque passare dalle primarie». La vera partita dell’estate, però, si gioca sul piano nazionale. Il 18 luglio dirà se il cantiere riformista riuscirà finalmente a mettere attorno allo stesso tavolo Carlo Calenda, Luigi Marattin, Pina Picierno e le altre realtà che oggi si muovono fuori dai due poli, compresa la nascente Federazione Socialista Riformista. Se il mosaico troverà una cornice politica comune, il centro potrà tornare protagonista della prossima stagione politica. Altrimenti resterà l’ennesimo tentativo incompiuto di dare voce a quell’Italia riformista che continua a esistere nel Paese, ma fatica ancora a riconoscersi in un’unica proposta politica.

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Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.