Politica
Silvia Salis fenomeno tra i giovani. E i dinosauri della politica vanno in crisi
C’è una nuova generazione che sta cambiando la politica europea. Non arriva dalle sezioni di partito, non nasce nei congressi tradizionali e non parla il linguaggio ingessato dei vecchi leader. Arriva dai social, dai video brevi, dalle provocazioni virali e dalla capacità di trasformare la politica in racconto quotidiano. Due Paesi lo stanno dimostrando più di altri: Italia e Spagna. Con modalità differenti, ma con un risultato comune. Attirare attenzione, coinvolgere i giovani e mettere in crisi i “dinosauri” della politica tradizionale.
Il fenomeno spagnolo Vito Quiles
In Spagna il fenomeno si chiama Vito Quiles. Giovane, aggressivo mediaticamente, volto perfetto da social network, Quiles è diventato uno dei personaggi più discussi della comunicazione politica iberica. Le sue interviste “da strada” e gli assalti verbali ai membri del governo di Pedro Sánchez sono diventati virali. Non è il giornalismo classico. È un mix di provocazione, pressione mediatica e contenuto costruito per generare reazioni immediate. Quiles incalza ministri, parlamentari e figure istituzionali davanti alle telecamere, cercando la domanda scomoda, il momento di tensione, il video che esplode online.
Piaccia o meno, funziona. I suoi contenuti totalizzano migliaia di commenti e visualizzazioni. E il dato più interessante è un altro: anche chi lo critica finisce per amplificarlo. I giornalisti tradizionali ne parlano nei talk show, i quotidiani lo attaccano, le televisioni discutono i suoi metodi. Risultato? Quiles domina il dibattito pubblico. Una bomba comunicativa costruita perfettamente per l’epoca dei social.
Italia, il caso di Silvia Salis
In Italia, invece, il fenomeno assume una forma diversa ma ugualmente potente. Il nome che sta emergendo è quello di Silvia Salis, ex atleta olimpica e oggi nuova sindaca di Genova. Salis rappresenta un modello comunicativo opposto rispetto alla politica tradizionale italiana. Non solo amministrazione e conferenze stampa, ma linguaggio pop, presenza social, riferimenti al mondo giovanile e una capacità narrativa molto contemporanea. Le sue performance come dj, il modo diretto di comunicare e frasi come “fare il sindaco è il decathlon della politica” hanno creato empatia soprattutto con una fascia di elettorato che fino a pochi anni fa sembrava distante dalla politica: i giovani. Ed è qui che la questione diventa seria per i vecchi partiti. Perché il voto giovanile oggi può essere decisivo. Lo si è visto nelle recenti consultazioni e nel crescente peso che social network, creator e linguaggi non convenzionali stanno assumendo nella costruzione del consenso.
E i dinosauri della politica vanno in crisi
La politica verticale, lenta e burocratica, sta perdendo terreno contro una comunicazione veloce, emotiva e immediata. Oggi conta la capacità di stare dentro il flusso digitale. Conta il video giusto. Conta la frase memorabile. Conta l’autenticità percepita — vera o costruita che sia. E mentre i nuovi comunicatori conquistano attenzione e consenso, la vecchia classe politica appare spesso spaesata. Leader cresciuti nell’era dei comunicati stampa si ritrovano improvvisamente in un mondo dominato da TikTok, reels, dirette Instagram e clip virali da trenta secondi. Il rischio per molti “dinosauri” della politica è evidente: diventare caricature di sé stessi nel tentativo di inseguire linguaggi che non appartengono loro. E infatti le gaffe sono già iniziate e probabilmente saranno sempre di più. Perché la politica europea sta entrando in una nuova era: meno palazzo, più schermo. Meno ideologia, più narrazione. Meno partito, più personalità. E chi non capirà questo cambiamento rischia di essere travolto.
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