Ambrogio
Ferruccio Resta per dare valore alla scuola e all’Università: “L’IA rende obsoleto anche un 25enne”
Ferruccio Resta racconta una giornata che produce significati: una lezione di Renzo Piano al Politecnico, con Mattarella invitato a dialogare con ventiquattro studenti sugli «sconfinamenti», l’architettura che parla ad altre discipline. Da lì il già Rettore parte con una diagnosi che fa da autoritratto del Paese. «Sui temi della crisi abitativa, demografica, della solitudine, siamo tutti maledettamente d’accordo. Nel passaggio dall’analisi alle priorità, ci dividiamo subito». Ne ricava una legge spietata: «se l’80% di noi fosse d’accordo sulla soluzione A e il 20% sulla B, in un altro paese usciremmo dicendo: lavoreremo sull’80%. Da noi: purtroppo ci siamo divisi». L’Italia perde per esecuzione, mai per analisi.
Resta torna ai principi fondanti. Il primo è la cultura, e parte dalla scuola: «un patto per la scuola, in cui ridiamo valore alla scuola, tanto il paese non lo farà». La scuola, dice, è il luogo «in cui si costruisce il nuovo milanese». Riformarla qui significa disegnare la città di tra quindici anni. Dentro la scuola c’è l’Università, e dentro l’Università la sfida che più interroga il Politecnico: l’intelligenza artificiale. «Sta rendendo totalmente obsoleti sia il 65enne sia il 25enne, nello stesso movimento». Non basta la regolazione europea: serve «un accompagnamento responsabile all’adozione di questa innovazione». Una pedagogia dell’IA, non una giurisprudenza.
Il secondo principio è il ruolo delle istituzioni. «La Costituzione ha separato i poteri non per farli litigare. Era un sistema perché stessero al fianco uno dell’altro per il bene comune». Costituzionalismo materiale che in una stagione di scontri seriali tra magistratura, governo e parlamento suona quasi anacronistico. Per questo andava ricordato. Resta chiude con tre indicazioni da Mattarella e Piano. L’ascolto: «dobbiamo fermarci, stare in silenzio, ascoltare quello che ci sta dicendo Milano». Il dubbio: «smetterla di pensare di sapere». E un metodo: «non dobbiamo dare ai giovani tutte le strade. Se le costruiscano loro». Smettiamola di parlare di modelli. «Il modello è un insieme di regole. Dobbiamo dare valori di convivenza, e lasciare la prossima tavola rotonda a quattro o cinque trentenni che ci descrivano la strada che vedono». Umiltà adulta. L’unico programma, oggi, davvero generativo.
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