La ruvidezza è la stessa di certi commenti con il dente avvelenato su TripAdvisor: te ne sei andata? Meglio così. È quello che scrive l’influencer del Nazareno, Lorenzo Tosa: “È un’ottima notizia (che se ne sia andata). Ha scoperto dopo tre anni che il Pd con Elly Schlein è diventato un partito di sinistra”. Il bersaglio è la deputata ed ex ministra Marianna Madia, che ieri ha annunciato l’addio alla Casa Madre e il trasferimento, come indipendente, nel gruppo di Italia Viva. “Amici, provo da un’altra prospettiva a costruire un pezzo di centrosinistra. Sempre uniti dallo stesso obiettivo: liberare l’Italia da questo pessimo governo”, ha scritto nella chat dei riformisti per annunciare il trasloco nella casa di Matteo Renzi. La reazione di Tosa (un giornalista ex M5S molto quotato ai piani alti) fotografa lo stato d’animo dei fedelissimi della segretaria: “Meglio tardi che mai”. Poi il benservito: “Speriamo che in molti seguano il suo esempio – a cominciare da Pina Piciernoe liberino il Pd da quell’odore di centrismo e moderatismo pavido, troppo spesso spacciato per riformismo”.

L’ex talento, scoperta da Walter Veltroni, motiva così il suo addio: “Penso a un’area di riformismo radicale, in grado di entrare dentro i problemi reali delle persone e indicare soluzioni concrete”. La sirena che attrae è quella della sindaca di Genova, Silvia Salis, la quarta gamba “glamour” che solletica la coalizione. Dice infatti Madia: “Che sia molto capace non ci sono dubbi, lo si vede anche da come sta già affrontando la sua esperienza amministrativa”. La traduzione in simultanea è che le acque che agitano il campo largo sono scosse da cavalloni: si salvi chi può. Da una parte c’è la frustrazione della minoranza dem, dall’altra i tentativi di mettere in piedi una sorta di arca di Noè che imbarchi i sopravvissuti dell’era Schlein. In mezzo, l’ardore e le paure della segretaria in vista dell’O.K. Corral con Giuseppe Conte. Della serie: zero certezze, si naviga a vista.

La squadra della sindaca di Genova

Il travaglio attanaglia soprattutto la casa dei riformisti, la ciambella di salvataggio che il leader di Italia Viva sta provando a gonfiare per mettere in campo una Margherita bonsai. Un grande lavorio che, per ora, ha prodotto pochi risultati concreti. E un grande sogno: costruire la squadra della sindaca di Genova, tentata dall’operazione grande salto. A lato si moltiplicano gli sforzi dei tre “caballeros”: Ernesto Maria Ruffini, Alessandro Onorato e Vincenzo Spadafora. Una compagnia di giro che vuole contare: ci siamo anche noi. Sotto osservazione i riformisti dem messi all’angolo dalla segretaria e con l’incubo delle liste che potrebbero segnare il loro definitivo tramonto. Quindi che fare? Seguire Elisabetta Gualmini (passata ad Azione) e Marianna Madia, o concordare la resa? Tra i più inquieti viene segnalato il senatore, ed ex capogruppo e ministro, Graziano Delrio, reduce da uno scontro al calor bianco sulla legge di contrasto all’antisemitismo. Per lui, rapporti al lumicino anche con il capogruppo a Palazzo Madama, Francesco Boccia.

I dem al Parlamento europeo

Poi c’è il capitolo che riguarda la delegazione dem al Parlamento europeo. In pratica la casa di Pina Picierno, la più combattiva dei dissidenti interni. L’assemblea parlamentare dovrà rinnovare i propri vertici tra la fine e l’inizio del nuovo anno, compresa la vicepresidenza, carica esercitata dalla deputata campana. Che cosa farà il Pd? Confermerà la stimatissima Picierno o candiderà un fedelissimo come Nicola Zingaretti Grande è la confusione sotto il cielo del Nazareno: Elly Schlein, in pochi mesi, si gioca l’intera posta. Diventerà l’anti-Giorgia, sfiancando la concorrenza del leader M5S? O alla fine sarà sopraffatta dalla voglia di pareggio che ha rianimato i padri nobili? La solita maledizione del Nazareno: trasformare brillanti speranze in atroci delusioni. Elly Schlein oggi punta al raddoppio, ma rischia di finire nel piatto. Come nelle peggiori recensioni su TripAdvisor: si passa dal nuovo che avanza al memorabile conto da pagare.