TV
Giallo Ranucci-Lavitola, interviene la Rai: Viale Mazzini pensa a un altro conduttore
Ogni giorno che passa, il mistero della coppia Lavitola-Ranucci si infittisce. Dal piano giudiziario, l’inchiesta sull’attentato a Sigfrido Ranucci si sposta in altri ambiti. La Direzione Approfondimenti Rai fa sapere che «in attesa che si faccia piena chiarezza sulla delicata e complessa vicenda che vede coinvolto il giornalista, ha sospeso cautelativamente la messa in onda delle repliche estive di Report, a tutela di un patrimonio editoriale di grande valore per il servizio pubblico». «Resta fermo l’appuntamento con la nuova stagione di Report, che tornerà in onda a novembre».
La domanda
Chi però di governance Rai se ne intende, sussurra al Riformista: «Non può rimanere in piedi. E credo che così come lo abbiamo conosciuto, Report non rimarrà in piedi». D’altronde Report ha una sua lunga storia: è nato con Milena Gabanelli, con un altro stile e un’altra impostazione, e non finirà con Sigfrido Ranucci. Continuerà, forse con un altro nome e un altro conduttore. In Procura è stato ascoltato ieri, dal pubblico ministero Edoardo De Santis, il giornalista di Report Daniele Autieri. Nel corso dell’audizione, il cronista ha dichiarato di non aver mai realizzato inchieste su richiesta di Valter Lavitola. Ma il dato che colpisce è un altro: quella domanda gli è stata posta. Ed è stata posta proprio dagli inquirenti che hanno in mano le intercettazioni di Lavitola. Ed è stata posta proprio a Daniele Autieri. Se fossimo giornalisti di Report, ci costruiremmo su una intemerata lunga mezz’ora. Ma noi stiamo ai fatti. Quelli che vedono riaccendersi anche lo scontro politico.
La stoccata
Fratelli d’Italia ha scelto l’ironia per replicare alla redazione di Report, che nei giorni scorsi aveva invitato i cittadini, attraverso i propri canali social, a inviare spunti e dossier da trasformare in future inchieste. Il partito di Giorgia Meloni ha raccolto l’invito e ha inviato una mail alla trasmissione di Rai 3, trasformando l’iniziativa in una stoccata sul rapporto tra Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola. «Vi segnaliamo la curiosa amicizia tra Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola», si legge nel messaggio, con un esplicito riferimento all’imprenditore oggi indagato come presunto mandante dell’attentato al conduttore di Report. Sul caso interviene anche l’ex ministra del Turismo Daniela Santanchè. Lo fa pubblicando sui social l’ormai celebre fotografia del Riformista con Ranucci e Lavitola al ristorante, con poche parole: «La coppia dell’estate. Ci faranno sognare». Più misurato il deputato di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli. «Spetta alla Procura farsi un’idea. Io spero soltanto di avere amici che si comportino diversamente, poi vedremo», osserva. Donzelli ricorda di essere stato tra coloro che manifestarono solidarietà a Ranucci dopo l’attentato, «pur non condividendo il suo modo di fare televisione, perché la libertà di stampa è un patrimonio di tutti». E aggiunge: «Mi auguro che la solidarietà ricevuta dall’intero Paese fosse ben riposta. Tutto qui». Toni ben più duri arrivano invece dal deputato di Fratelli d’Italia Gimmi Cangiano, che annuncia iniziative giudiziarie. «Le ulteriori notizie diffuse dagli organi di stampa aggiungono un elemento di eccezionale gravità a una vicenda che mi ha arrecato un danno umano e politico enorme. Dalla conversazione telefonica tra Sigfrido Ranucci e un deputato del Movimento 5 Stelle emergerebbe che, anche lontano dalle telecamere, Ranucci continuava a sostenere che dietro la bomba collocata sotto casa potessi esserci io. Una tesi che, come già avvenuto nella puntata di Report, veniva immediatamente esclusa dallo stesso parlamentare pentastellato. Oggi però gli sviluppi investigativi conducono in tutt’altra direzione, individuando soggetti e moventi che nulla hanno a che vedere con la mia persona». Per questo, conclude Cangiano, «ho dato mandato ai miei legali di predisporre una denuncia per calunnia e diffamazione. Ho scelto il silenzio per rispetto delle indagini e della famiglia Ranucci, ma non posso più accettare che il mio nome venga associato, senza alcun fondamento, a un attentato così grave».
Anche il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, componente della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai, interviene sulla vicenda spostando l’attenzione su Gian Gaetano Bellavia. «Perfino Bellavia, consulente dei magistrati ma anche di Ranucci e di Report, oggi si stupisce dell’amicizia tra Ranucci e Lavitola. Io ho già presentato un esposto alla Procura di Milano perché ritengo che la sua posizione meriti di essere chiarita». Gasparri contesta quella che definisce una «commistione di ruoli» tra l’attività di consulente tecnico della magistratura e la costante presenza nelle inchieste televisive di Report. «Per anni Bellavia ha espresso giudizi che sembravano vere e proprie sentenze mediatiche. Ora prende le distanze da Ranucci. È legittimo chiedersi perché».
Il senatore azzurro allarga quindi il campo delle domande: «Intorno a Report si è sviluppata una vicenda che merita essa stessa un’inchiesta giornalistica. Che cosa è accaduto nei rapporti tra Lavitola, Bellavia e Ranucci? Che significato aveva il sondaggio sulla possibile discesa in politica?». Il Campo largo, del resto, non ha bisogno di altri capipopolo. Né di grattacapi. Non si placano le polemiche su Conte, che ieri è tornato a ribadire le sue parole contro le armi all’Ucraina. «Non penso che la minaccia numero uno per gli italiani sia la volontà della Russia di invaderci e che quindi la nostra emergenza sia buttare montagne di miliardi per una affannosa corsa al riarmo», ha sottolineato. Date queste premesse, il Pd, Più Europa e Italia Viva dovranno spiegare ai loro elettori quali argomenti li mantengano ermeticamente sigillati nella coalizione con Conte.
© Riproduzione riservata






