Politica
L’alternativa a Vannacci: rispondere alla “folla” con un popolo europeista
C’è un filo che tiene insieme Marco Rizzo e Gianni Alemanno, e dovrebbe far riflettere. Uno arriva dal comunismo, l’altro dalla destra che fu di Almirante. In mezzo si muovono figure come Laura Ravetto e Domenico Furgiuele, parlamentari distanti per cultura e per tradizione. Nulla, nella loro biografia, lascerebbe immaginare un destino comune. Eppure oggi convergono dentro lo stesso recinto, perché ciò che li unisce non è un’idea dell’Italia, ma un avversario condiviso. A questa aggregazione conviene dare il suo nome. Non è il partito del popolo, è il partito della folla.
Il partito della folla
La differenza non è di parole. Il popolo è una comunità che ha una storia e che si organizza attorno alle famiglie e ai corpi intermedi, alle imprese e alle comunità di territorio. La folla no. La folla ha la piazza e un capo che ne interpreta l’umore del giorno. Vive di adesione emotiva e di un nemico da additare. Il nemico, in questo caso, è quello che viene chiamato il partito dell’élite radical chic, contro cui la folla si definisce. Ma chi si definisce soltanto per opposizione finisce per assomigliare a ciò che combatte, e diventa l’altra metà dello stesso teatro. La forma più visibile di tutto questo è Futuro Nazionale, il partito che Roberto Vannacci ha fondato il 3 febbraio, subito dopo aver lasciato la Lega di cui era stato vicesegretario. È un dato che pesa. Questo movimento non viene da fuori, è cresciuto dentro la destra di governo e contro di essa si è rivoltato. È una risposta endogena, in chiave revanscista. È la rivincita di chi giudica troppo «slavata», per usare la parola del generale, la destra che amministra e che deve rispondere dei propri atti. Vannacci cita De Gaulle, ma il suo modello non è il gollismo, è il plebiscito: un leader e una folla chiamata a dire soltanto sì o no. Sarebbe un errore far finta che questa offerta non abbia mercato. Avrà elettori, e probabilmente non pochi.
I sondaggi collocano Futuro Nazionale intorno al quattro per cento, e l’analisi dei flussi racconta una doppia provenienza. Una parte arriva da Fratelli d’Italia e dalla Lega, cioè dalla stessa maggioranza. Un’altra parte arriva dall’astensione, dalla delusione e dall’elettorato che già seguiva Rizzo. Vannacci intercetta chi si era rifugiato nel non voto e chi non ama la destra di governo. Riconoscerlo non è una concessione, è la premessa per rispondere sul serio.
Perché il punto è la natura di quella proposta. È una politica della sottrazione, non della costruzione. Si va dalla remigrazione all’isolazionismo, fino all’ostilità verso l’Europa e alla diffidenza verso l’alleanza atlantica. Sul decreto Ucraina i suoi deputati si sono schierati contro gli aiuti militari a Kiev, su una linea che il governo non ha mai fatto propria. Non a caso le porte del centrodestra, fin qui, sono rimaste chiuse. Da Fratelli d’Italia è arrivata freddezza, e Antonio Tajani ha liquidato la questione dicendo che si occupa d’altro. Le posizioni del generale sono semplicemente inconciliabili con una coalizione che ha scelto l’Europa e l’Occidente. Qui si capisce dove sta l’alternativa, e dove non sta. Non sta nell’élite radical chic, che della folla è lo specchio rovesciato e ne condivide la logica dell’opposizione permanente. L’alternativa è il popolarismo europeo. Noi Moderati è il partito del popolo in senso proprio: un centrodestra liberale e riformatore, ancorato al Partito Popolare Europeo, all’economia sociale di mercato e al rispetto delle istituzioni. Non promettiamo vendette contro qualcuno. Chiediamo responsabilità, che è cosa più faticosa e meno spettacolare, ma è l’unica che permette a un Paese di governarsi.
Questa risposta non può essere affidata a un solo partito. È un compito che chiama in causa tutte le forze italiane del Partito Popolare Europeo. Forza Italia e Noi Moderati, insieme a quanti si riconoscono nel popolarismo, hanno il dovere di costruire l’alternativa più credibile e più forte: un centro popolare ed europeo capace di riconquistare gli elettori delusi prima che lo faccia il partito della folla. Il 2027 dirà se la destra italiana vuole essere classe di governo o accampamento di protesta. Alla folla noi rispondiamo con il popolo, e al risentimento opponiamo un progetto. L’alternativa a Vannacci ha una storia e un nome, e quel nome è quello popolare.
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