L’ambiguità, in politica estera, non è virtù diplomatica. È debolezza strategica. L’Europa è bersaglio di guerra ibrida combattuta con propaganda, cyberattacchi, disinformazione, infiltrazioni economiche e pressioni politiche. Si vuole impedire alla UE di compiere quel salto che la renda capace di parlare con una sola voce, difendersi con un esercito, competere economicamente con le grandi potenze.
Eppure, nei due schieramenti italiani si esprimono posizioni che fiancheggiano le autocrazie, con un falso pacifismo utile a disarmare le democrazie ed alimentando diffidenza verso l’Occidente. Siamo ormai giunti ad una questione politica che riguarda direttamente le coalizioni che aspirano a governare il Paese.

Chi si candida a guidare l’Italia non può prendere le distanze a giorni alterni. Meloni e, ancor più Schlein sono chiamate a una scelta di chiarezza. Non si costruisce un’alternativa credibile convivendo con chi pone sullo stesso piano le democrazie liberali con i regimi autoritari. Né si può pretendere autorevolezza internazionale tollerando, all’interno della propria alleanza, veti e ambiguità su ogni iniziativa necessaria a contrastare le minacce alla sicurezza europea. Il tempo dei colpi al cerchio e alla botte è finito. La storia non premia gli indecisi.

Non basta proclamarsi europeisti o dichiararsi fedeli agli interessi popolari. Occorre tradurre quei principi in una coerente azione di governo: costruire una politica estera comune, una difesa europea, un mercato unico dell’energia, una politica industriale e tecnologica all’altezza della competizione globale. La sovranità nazionale non si difende rinchiudendosi nei confini, ma condividendone una parte per costruire una sovranità europea più forte.

Anche il mondo centrista deve abbandonare ogni attendismo. La sua ricomposizione non rappresenta un fine, ma lo strumento per rompere gli attuali equilibri, favorendo una collaborazione stabile tra gli europeisti presenti nel centrodestra e nel centrosinistra. Non un nuovo cartello elettorale, bensì una forza capace di orientare entrambi verso una scelta strategica definitiva.
L’Italia ha bisogno di una grande alleanza nazionale degli europeisti. Sarebbe il contributo più alto che il nostro Paese potrebbe offrire al continente: imprimere l’accelerazione decisiva verso lo Stato federale europeo. Chi continuerà a rinviare questa scelta non difenderà la prudenza. Difenderà soltanto l’immobilismo, mentre la storia continua a correre.