Sono almeno sessant’anni che scrivo come un forsennato articoli e saggi di politica, lavoro, pensioni ed economia. Ho intensificato questa attività invecchiando. Poiché ho raggiunto un’età veneranda, vorrei – prima del Grande Sonno – cimentarmi con un po’ di letteratura. Credo che sia più prudente iniziare la transizione letteraria partendo dal giallo/noir, magari sullo sfondo della politica. Sto lavorando a un soggetto frutto soltanto della mia fantasia ove ogni riferimento a fatti e persone della realtà è puramente casuale e destituito di ogni minimo fondamento.

La storia si svolge in un Paese inventato a cui ho dato il nome di Terra di nessuno. Il protagonista è un valente giornalista di inchiesta che lavora per una tv privata ostile al regime autoritario e corrotto al potere. Nelle sue trasmissioni – avvalendosi di informatori ben introdotti – denuncia le malversazioni del governo e dei partiti che lo sostengono e mette in evidenza in modo documentato gli intrallazzi della politica con le organizzazioni malavitose. Per questa sua attività è molto seguito e apprezzato dall’opinione pubblica e inviso al potere costituito, che però si sente impotente a sfidarne apertamente la popolarità.

Avvalendosi dei Servizi segreti, il governo elabora un piano diabolico: distruggere la popolarità dell’impavido giornalista dimostrando che il suo è scandalismo a buon mercato basato su notizie inventate o inesistenti. I Servizi trovano la maniera di infiltrarsi nel giro riservato dei suoi informatori e gli fanno pervenire una documentazione falsa su un episodio che coinvolge un potente ministro. Il giornalista – come altre volte – si fida della fonte e delle prove false ma credibili che gli vengono fornite; così, ritenendo di disporre di notizie clamorose tale da provocare una crisi di governo, il nostro protagonista le usa per un servizio televisivo. Immediatamente dopo scatta la trappola con una sonora smentita documentata della fake news. Il giornalista non ci fa una bella figura e raccoglie un sacco di critiche che rimettono in discussione anche altre precedenti trasmissioni.

A questo punto, il nostro protagonista coltiva tra sé e sé un’idea: se fosse vittima di un attentato recupererebbe la fiducia dell’opinione pubblica. Chi rischia la vita per cercare la verità non può truccare le notizie. L’attentato (ancorché fallito) confermerebbe a posteriori tutte le sue inchieste. E sicuramente dimostrerebbe di aver disturbato con la sua attività dei poteri forti. Il giornalista ne parla con un amico con il quale condivide la presunta iniziativa investigativa e gli chiede di organizzare un attentato. L’amico, nel reclutare personale dinamitardo, deve accontentarsi di ciò che passa il mercato e assolda quattro balordi disperati che commettono un sacco di errori, esagerando con l’esplosivo e lasciando delle tracce che consentiranno agli inquirenti di individuarli e arrestarli.

Ma la cosa non finisce qui, perché in questo caso gli investigatori arrivano – cosa che capita raramente – a individuare anche il presunto mandante, ovvero l’amico che si era prodigato su commissione. Al giornalista comincia a tremare la terra sotto i piedi. Messo alle strette, il complice potrebbe raccontare tutta la storia. Così il giornalista si sforza di rassicurarlo parlando in sua difesa, sperando così di garantirsi il suo silenzio. Il fatto è che l’amico non si chiama Primo Greganti. E tutto potrebbe succedere. Per adesso la narrazione del mio giallo/noir si ferma qui. Devo ancora pensare a una conclusione all’altezza della trama. Non sempre, però, la fantasia riesce a fare a meno della realtà.