Giustizia
“Scaricare i cancellieri”, nessuna contrapposizione magistrati e personale amministrativo: c’è ‘solo’ bisogno del rafforzamento stabile degli organici
“Scaricare i cancellieri” non è una libera interpretazione giornalistica: lo hanno sostenuto i sindacati nello stato di agitazione che l’articolo si è limitato a raccontare.
La dottoressa Rachele Monfredi, giudice del Tribunale di Palermo, ha replicato ieri a un articolo, dal titolo “I magistrati scaricano i cancellieri“, in cui si raccontava lo stato di agitazione proclamato da cinque organizzazioni sindacali del personale della giustizia e le ragioni della loro protesta. L’articolo ricostruiva una vicenda precisa. Da un lato il recente dl sulla disciplina degli addetti all’Ufficio per il processo; dall’altro le nuove linee guida approvate dal Consiglio superiore della magistratura, che indicano come prevalente il loro impiego a supporto dell’attività giurisdizionale e fissano un limite del 30% per l’utilizzo nelle attività amministrative. Infine, la richiesta della Settima Commissione del Csm ai capi degli uffici di trasmettere i provvedimenti organizzativi per verificarne la conformità.
Tali decisioni avevano indotto cinque sigle sindacali a proclamare lo stato di agitazione, contestando che il Csm fosse intervenuto su un terreno riservato al Ministero della Giustizia, ai dirigenti amministrativi e alla contrattazione collettiva. La dottoressa Monfredi, che ringraziamo per essere lettrice del Riformista, ha attribuito all’articolo tesi che non contiene. È ovvio che i magistrati abbiano più volte evidenziato la grave carenza del personale amministrativo. Nessuno lo ha negato. Anzi, l’articolo concludeva proprio osservando che il vero nodo rimanga quello degli organici insufficienti nelle cancellerie, problema denunciato da anni da tutti gli operatori della giustizia, magistrati compresi.
Ed è altrettanto vero che gli addetti all’Ufficio per il processo siano stati istituiti per svolgere funzioni differenti rispetto ai cancellieri. Anche questo era scritto chiaramente, definendo “coerente” la scelta del Csm di ricondurre gli addetti alla funzione originaria prevista dal Pnrr, cioè il supporto diretto al magistrato. Negli ultimi anni, in moltissimi uffici giudiziari, gli addetti all’Ufficio per il processo sono stati però impiegati anche in attività amministrative. Non per una presunta volontà di distoglierli dalle loro funzioni, ma perché le scoperture di organico nelle cancellerie rendevano impossibile garantire il funzionamento degli uffici diversamente. La domanda posta dall’articolo era estremamente semplice: se oggi quel personale dovesse essere destinato quasi esclusivamente all’attività di supporto ai magistrati, chi potrebbe svolgere il lavoro amministrativo che finora è stato assicurato anche grazie al loro contributo? Rispondere che occorre assumere più personale amministrativo è corretto. Ma non risolve il problema nell’immediato. Perché gli uffici devono continuare a funzionare oggi, con gli organici che hanno oggi.
La lettera sembra inoltre confondere il Csm con l’intera magistratura. Nell’articolo non vi era alcuna critica ai magistrati nel loro complesso. Veniva invece evidenziata la scelta del Csm di emanare linee guida organizzative e la reazione dei sindacati, che contestano quell’intervento ritenendolo invasivo delle competenze dell’amministrazione. Si può naturalmente ritenere che il Csm abbia agito correttamente. Come si possono ritenere fondate le obiezioni delle organizzazioni sindacali. Ma sostenere che raccontare l’esistenza di questo conflitto significhi alimentare una “guerra tra poveri” significa attribuire al cronista responsabilità che appartengono semmai alla realtà dei fatti.
Infine, la questione più importante. Nessuno mette in discussione il valore dell’Ufficio per il processo. I risultati ottenuti nello smaltimento dell’arretrato dimostrano quanto quella struttura abbia inciso sull’efficienza della giustizia. Ma, proprio perché si tratta di una risorsa preziosa, sarebbe un errore utilizzarla come soluzione permanente alle carenze delle cancellerie. E sarebbe altrettanto sbagliato fingere che tali carenze non esistano. L’articolo non contrapponeva magistrati e personale amministrativo. Denunciava esattamente il contrario: il rischio che, in assenza di un rafforzamento stabile degli organici, la tutela di una componente dell’organizzazione finisca inevitabilmente per gravare sull’altra. “Scaricare i cancellieri” non è una libera interpretazione giornalistica: lo hanno sostenuto i sindacati nello stato di agitazione che l’articolo si è limitato a raccontare.
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