Le Ragioni di Israele
Hezbollah, la strategia della deterrenza non basta più a fermare l’escalation con Israele
Quando Hezbollah nacque nel 1982, all’indomani dell’invasione israeliana del Libano e con il sostegno delle Guardie della Rivoluzione iraniane, era poco più di una milizia sciita. Nel giro di quattro decenni – grazie al sostegno militare, ma soprattutto politico ed economico della Repubblica islamica – si è trasformato in una delle organizzazioni armate non statali più potenti del mondo, capace di combinare forza militare, rappresentanza politica, servizi sociali e una sofisticata rete di intelligence. Il suo obiettivo – o, meglio, il ruolo ricevuto da Teheran – non si è mai basato sulla sconfitta militare di Israele. Il suo ruolo di proxy era un altro: tenere continuamente sotto pressione lo Stato ebraico con sistematiche infiltrazioni attraverso il confine e sotto minaccia missilistica.
Un equilibrio sempre più fragile
Per anni questa strategia ha funzionato. Dopo il ritiro unilaterale israeliano dal Libano meridionale nel 2000 – e soprattutto dopo la guerra del 2006 – lungo la cosiddetta Linea Blu si è instaurato un equilibrio instabile ma relativamente duraturo. Nella totale incapacità di controllo del territorio sia da parte del fragile governo libanese che delle inefficienti forze di interposizione di UNIFIL – entrambe le parti hanno continuato a rafforzare le proprie capacità militari, evitando però uno scontro diretto su vasta scala. Hezbollah ha ampliato il proprio arsenale con razzi a corto raggio, missili a maggiore precisione, droni, sistemi anticarro. Soprattutto, ha costruito una rete di bunker e infrastrutture sotterranee nel Libano meridionale.
Quando la deterrenza smette di funzionare
Gli eventi degli ultimi anni hanno incrinato questa logica. La guerra di Gaza, il coinvolgimento crescente dell’Iran e le continue tensioni lungo il confine israelo-libanese hanno modificato la percezione del rischio. Quando ciascuno dei contendenti ritiene che il mantenimento dello status quo sia più pericoloso dell’escalation, la deterrenza perde efficacia. È proprio questo il punto centrale dell’analisi strategica. Una politica costruita sull’innalzamento continuo della soglia del rischio può funzionare soltanto finché tutti gli attori condividono la stessa valutazione dei costi. Quando questa percezione cambia, il rischio diventa il motore dell’escalation anziché il suo freno.
Il dilemma del dopo
Anche se gli attuali negoziati dovessero consolidare una tregua tra Israele e Iran, il problema strutturale rimarrebbe irrisolto. La presenza di Hezbollah come attore militare indipendente dal governo libanese continua a rappresentare il principale elemento di instabilità lungo il fronte settentrionale israeliano e uno dei principali strumenti di proiezione regionale dell’Iran. La storia recente dimostra che la deterrenza può congelare un conflitto, ma difficilmente è sufficiente a risolverlo. Finché le cause politiche e strategiche resteranno immutate, il confine tra Libano e Israele continuerà a rappresentare uno dei punti di maggiore fragilità dell’intero Medio Oriente.
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