Medio Oriente
Giallo sul piano iraniano per uccidere Trump. Mediatori in campo per evitare l’escalation
Il negoziato prosegue, ma la tregua è finita. Parola di Donald Trump, che ieri, sul social Truth, ha ribadito quanto detto a margine del summit Nato di Ankara, cioè che il cessate il fuoco, dopo l’ultima serie di attacchi, non esiste più. “La Repubblica Islamica dell’Iran ci ha chiesto di proseguire i ‘colloqui’. Abbiamo accettato di farlo, ma gli Stati Uniti hanno chiarito loro, senza mezzi termini, che il cessate il fuoco è terminato”. Questa la dichiarazione del presidente Usa. E adesso, il destino del Medio Oriente appare di nuovo in bilico, tra un dialogo che non si interrompe del tutto e una guerra latente che non riesce a trovare una fine.
Dopo i raid statunitensi in Iran e le ritorsioni di Teheran su Bahrein, Kuwait, Qatar e Giordania, la diplomazia è al lavoro per evitare il ritorno alla guerra. In prima linea ci sono soprattutto Pakistan e Qatar. Fonti del New York Times hanno rivelato che funzionari di Doha hanno avuto contatti con entrambe le parti per allentare la tensione. Inviati del Qatar sono sbarcati a Teheran e Mashhad (la città dove è stata sepolta l’ex Guida suprema Ali Khamenei) per discutere su come attuare definitivamente il memorandum, a partire dalla gestione dello Stretto di Hormuz. E ieri sia dalla Repubblica islamica che dagli Usa sono arrivati messaggi ambigui. Tra rassicurazioni sul negoziato ancora in corso, minacce di vendetta e le parole di Trump che hanno detto, in fondo, entrambe le cose.
Secondo le fonti pakistane dell’agenzia tedesca Dpa, l’Iran avrebbe chiesto al governo di Islamabad di trasmettere a Washington la propria disponibilità a riavviare i negoziati. Molti, all’interno del governo e tra i negoziatori, temono soprattutto il prevalere delle fazioni più radicali, che non vogliono un accordo. E in questo tentativo di evitare fratture definitive con la controparte americana, un ruolo fondamentale lo avrebbe il filo diretto tra il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e il capo di Stato maggiore dell’esercito pakistano, Asim Munir. La disponibilità a trattare, nonostante l’escalation, è stata data anche da alcune fonti statunitensi. Un funzionario ha detto alla Cnn che l’Amministrazione Usa resta impegnata nei colloqui “tecnici” con gli iraniani. E questo lo si può vedere anche dal fatto che gli Stati Uniti stanno evitando di alzare troppo il livello dello scontro. In questo senso può essere letta anche la discussione interna agli apparati americani riguardo al rapporto con il governo israeliano.
Ieri il Wall Street Journal ha riferito che l’intelligence dello Stato ebraico ha avvertito i colleghi oltreoceano di un piano iraniano per uccidere Trump. La questione è stata presa in considerazione già lo scorso anno dai Servizi americani, consapevoli che molti segmenti dei Pasdaran hanno giurato vendetta nei confronti del tycoon per l’uccisione del generale Qasem Soleimani nel 2020 (colpito da un drone Usa a Baghdad). Tuttavia, le fonti della Cnn hanno detto che a Washington diversi funzionari ritengono che la mossa israeliana “potrebbe essere un tentativo di influenzare le decisioni di Trump, impegnato a valutare se intensificare l’azione militare americana contro l’Iran”. E a conferma di questi dubbi, ci sarebbe anche la momentanea contrarietà della Casa Bianca a un coinvolgimento diretto dell’Idf negli attacchi contro la Repubblica islamica. In questa fase, The Donald vuole avere il pieno controllo dell’operazione e sul negoziato, evitando un naufragio delle trattative. Il tycoon, comunque, ha assicurato di aver “lasciato istruzioni” nel caso in cui l’Iran riuscisse a portare a termine i propri complotti per assassinarlo: “Se dovesse succedere qualcosa, bisogna letteralmente bombardarli con una potenza che non hanno mai visto prima”.
Dall’Iran sono arrivate le parole di fuoco del redivivo comandante supremo delle Guardie Rivoluzionarie, Ahmad Vahidi, che – riapparso per i funerali di Khamenei – ha promesso vendetta contro gli Usa e contro Israele per l’uccisione dell’ayatollah. Il segretario del Consiglio nazionale supremo iraniano, Mohammad Bagher Zolghadr, ha avvertito che Israele “non sarà risparmiato” in eventuali future rappresaglie. E queste minacce confermano il rischio che nella Repubblica islamica prenda il sopravvento l’ala più intransigente.
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