Esteri
Cresce l’inflazione negli Usa, Trump a rischio flop alle elezioni Midterm
A Biden e ai democratici, gli americani non hanno perdonato la crisi inflazionistica che ha raggiunto l’apice nel 2022 con quasi il 9%. Cosa accadrà alle elezioni di Midterm per i repubblicani di Trump, visto che i prezzi hanno ripreso a correre negli Usa dall’inizio del conflitto contro l’Iran?
I numeri
L’inflazione americana torna a essere il termometro più sensibile della nuova instabilità globale. Il dato di maggio, con l’indice dei prezzi salito al 4,2% annuo, segnala che la fase della discesa ordinata dei costi potrebbe essersi interrotta proprio nel momento in cui l’economia statunitense sembrava avviata verso un rientro graduale sotto controllo. Il confronto politico è inevitabile: l’indice generale torna a salire e lo fa per una ragione precisa: l’energia. Il dato core, cioè al netto di alimentari ed energia, resta più contenuto, al 2,9%, e questo indica che il cuore dell’inflazione non è ancora esploso in modo generalizzato. Ma il problema è proprio questo: gli shock energetici non restano quasi mai confinati alla benzina, al gas o al petrolio. Prima colpiscono i distributori, poi i trasporti, poi le bollette industriali, poi i costi di produzione, poi gli scaffali dei supermercati.
Tensioni
La tensione con l’Iran agisce esattamente su questo canale. Quando il Medio Oriente si infiamma, i mercati non guardano solo ai barili effettivamente mancanti, ma al rischio che possano mancare domani. È il “premio geopolitico” incorporato nel prezzo del petrolio: non si paga soltanto l’energia che serve oggi, si paga anche la paura che l’energia diventi più scarsa, più cara o più difficile da trasportare. Se il conflitto coinvolge l’Iran, il timore si concentra inevitabilmente sul Golfo Persico e sullo Stretto di Hormuz, una delle arterie fondamentali del commercio mondiale di greggio. Anche senza un blocco totale, basta l’incertezza a spingere i prezzi al rialzo, perché compagnie, raffinerie, assicuratori e operatori finanziari iniziano a proteggersi dal rischio. Il risultato si vede nel dato energetico: energia in forte aumento, benzina in accelerazione, famiglie più esposte al costo dei pieni e imprese costrette a ricalcolare i margini. È qui che il dato americano diventa macroeconomico e non solo statistico. Un’inflazione al 4,2% cambia le aspettative dei consumatori, complica il lavoro della Federal Reserve e riduce lo spazio per eventuali tagli dei tassi.
Federal Reserve
Se la banca centrale taglia troppo presto, rischia di alimentare una nuova ondata di prezzi; se resta rigida troppo a lungo, rischia di frenare consumi, investimenti e credito. L’economia americana si trova così davanti a un bivio: può trattare lo shock energetico come un fenomeno temporaneo, oppure può scoprire che l’energia sta riaprendo una partita che sembrava quasi chiusa. La differenza la farà la durata della crisi iraniana. Se la tensione rientra, l’aumento dei prezzi energetici potrebbe restare una fiammata. Se invece il conflitto si allarga o minaccia stabilmente le rotte del petrolio, l’inflazione potrebbe diventare più persistente.
Prudenza
Il dato core ancora sotto il 3% offre un segnale rassicurante, ma non sufficiente. La storia recente ha insegnato che l’inflazione non nasce sempre dai salari o dalla domanda interna: può arrivare da fuori, da una guerra, da una rotta commerciale, da un barile che diventa più caro. Ed è proprio questo il punto politico ed economico: gli Stati Uniti non stanno affrontando solo un numero più alto del previsto, ma il ritorno di una vulnerabilità strutturale.
Anche la prima economia mondiale, quando il petrolio corre, scopre di essere meno autonoma di quanto vorrebbe. Per Trump, il dato è delicato: aveva ereditato un’inflazione ridimensionata rispetto agli anni peggiori, ma ora deve gestire un’accelerazione che può colpire direttamente il consenso, perché la benzina è il prezzo più visibile per milioni di americani. Per la Fed, il messaggio è altrettanto chiaro: la battaglia contro l’inflazione non è finita, si è solo spostata dal carrello della spesa al serbatoio dell’auto e al costo dell’energia. E quando l’energia riparte, tutta l’economia trattiene il fiato.
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