È il riflesso condizionato della sinistra: quando accade qualcosa di nuovo, si risponde parlando d’altro. È la vecchia arte del benaltrismo, riesumata anche in queste ore contro la missione di Giorgia Meloni nel Golfo. Tradotto: “Giorgia Meloni non riesce a chiedere a Trump e Netanyahu di fermarsi”. Oppure alternativamente: “Tassare gli extraprofitti delle società energetiche non basta più. Serve una risposta strutturale”.

È la controffensiva del campo largo, che reagisce alla missione della premier a Gedda, e poi a Doha. Tante argomentazioni per non riconoscere un dato di fatto: è la prima di un leader europeo nel Golfo dall’inizio di questa nuova fase del conflitto. Quanto basta per adirarsi: “Ma come si permette!”. Il Nazareno disdegna la “cronaca”, nessun commento all’iniziativa intrapresa dall’Italia e da altri 4 Paesi (Germania, Spagna, Portogallo e Austria) che richiedono di sottoporre a imposta gli extraprofitti delle società energetiche a livello europeo. Un silenzio che nasconde un imbarazzo: ovvero la lettera all’Ue è firmata anche da Pedro Sánchez, il modello che fa girar la testa a Elly Schlein. Per ora da Bruxelles solo una presa d’atto: “La stiamo attualmente valutando e agiremo a tempo debito”. Certo è che “l’attivazione della clausola di salvaguardia generale o di quelle nazionali del Patto di stabilità non sarebbe appropriata in questa fase”, scrive la Commissione.

Intanto a sinistra c’è qualcuno che si smarca, come l’ex ministro Andrea Orlando: “Mi sono piaciute alcune intenzioni. Una è quella di non dare agli americani la base di Sigonella”. Poi: “L’altra è quella di mettere una tassa sugli extraprofitti”. Nel ventaglio di parole d’ordine delle minoranze c’è anche il bouquet di Avs. A caldo la prima reazione è stata di Nicola Fratoianni: “È imbarazzante vedere Meloni in giro con il cappello in mano di fronte a emiri e padroni di gas e petrolio. Ha cercato di mettere 4.200 chilometri fra lei e i disastri che combinano i suoi ministri e sottosegretari”. Altro che approvvigionamenti energetici: la presidente del Consiglio scappa da Roma. Stravagante il “gemello” Angelo Bonelli:Meloni va dai signori del petrolio, a partire dall’Arabia saudita, invece di sostenere le imprese italiane”. Felpata la risposta di Matteo Renzi: “La scelta della premier è politicamente intelligente. Potrei dire che è anche molto divertente ma questa è un’altra storia”. Il leader di Italia Viva rivendica in qualche modo di essere stato il primo scopritore di bin Salman.

La novità stavolta viene dal M5S. La spiega il capo delegazione al Parlamento europeo, Pasquale Tridico: “L’iniziativa di cinque Stati membri è un passo necessario”. L’annuncio è a suo modo sorprendente: “Nella prossima sessione plenaria di Strasburgo come Movimento presenteremo un emendamento a sostegno di questo intervento, affinché l’Unione agisca con rapidità e determinazione”. Giuseppe Conte uno e trino, stavolta indossa l’abito istituzionale e predica la condivisione. Di punti di incontro parla Osvaldo Napoli di Azione: “La presidente Meloni dovrebbe convocare un tavolo permanente in cui governo e opposizioni si confrontino senza pregiudizi per trovare una posizione comune sulla guerra e la crisi energetica”. E continua: “Se qualcuno pensa di tirare avanti ancora un anno tra speculazioni e gossip allora non si è capito che cosa sta succedendo nel mondo”. Stessa ricetta del presidente di Noi Moderati, Maurizio Lupi: “In questo momento di grave incertezza internazionale, serve unità e responsabilità”. Un’occasione mancata invece per la deputata di Fratelli d’Italia, Ylenja Lucaselli: “Qualunque cosa faccia il governo viene criticato a prescindere. È un atteggiamento poco responsabile, ma ne prendiamo atto”.

La segretaria del Pd, in attesa del confronto parlamentare di giovedì, lucida l’obiettivo: “Essere acriticamente subalterni a Trump ci sta causando solo danni: lui si deve fermare e questa guerra illegale deve finire, il governo lo deve dire con chiarezza”. Eppure, anche dopo l’intervista del ministro della Difesa Guido Crosetto (“È la crisi più dura, Hiroshima non ci ha insegnato nulla”), il campo largo non si smuove. Tuona il vicepresidente di Italia Viva, Davide Faraone: “L’Italia invece resta lì, in mezzo: né dentro né fuori, né con coraggio né con dignità”. Quindi: “Ha ragione Crosetto. Servono persone che dicano a Trump quando sbaglia. Magari in italiano e a voce alta”. Sánchez firma, Meloni si muove, il Pd è in cerca di una linea.