La sporca dozzina ha il suo obiettivo, ed è Forza Italia. Né la Lega né tantomeno Fratelli d’Italia sembrano essere entrati nel campo visivo del generalissimo Vannacci. Il perché è facile da intuire: se i vannacciani vogliono avere una mezza chance di ottenere un ruolo e di conseguenza un peso politico concreto e di governo, l’unica possibilità è quella di spostare l’asse della coalizione a destra, mettendo in difficoltà l’alleato moderato, europeista e più compromesso con alcune scelte fatte tra Strasburgo e Bruxelles che si sono rivelate a dir poco infelici, come il Green Deal. Di qui gli attacchi a Marina Berlusconi e Tajani ma non a Giorgia Meloni.

Ad oggi, a giudicare da quello che si dice e soprattutto si sussurra, il progetto vannacciano sembra essere più utile a Schlein e soci che non a quel popolo che simpatizza per Futuro Nazionale e per la figura di rottura che il generale ambisce a rappresentare. I sondaggi per ora sembrano incoraggiare il progetto, ma come molti hanno fatto notare, e come anche i più avveduti tra gli ultimi entrati nelle truppe di Vannacci ammettono in camera caritatis, manca molto, persino troppo alle urne; se il governo vira a destra e spinge sulla parte più inflessibile e popolare (non populista) del programma, il generale finirebbe per perdere argomenti.

A ciò si aggiunge una mossa più tattica, ma non meno funzionale alla strategia complessiva del centrodestra: quella di accelerare sulla nuova legge elettorale e portare l’elettorato di centrodestra al voto utile. Del resto, la storia ci ricorda l’esempio di Futuro e Libertà, l’ultima creatura di Gianfranco Fini che, appena sorto e seppur con accenti critici, rimanendo parte della coalizione di centrodestra godeva nei sondaggi di percentuali ben più alte di quelle che oggi vengono attribuite al partito di Vannacci; alle urne, però, in coalizione con Monti prese una delle peggiori batoste della storia repubblicana con quello 0,47% che rappresentò la perfetta rappresentazione politica dell’adagio meloniano: non essere, appunto, “funzionali alla sinistra”. Perché altrimenti il generale – ma questo vale per chiunque voglia “furbescheggiare” con la coalizione di centrodestra – rischia di incorrere nella celebre sentenza di Karl Marx che recita: “La storia si ripete sempre due volte: la prima come tragedia, la seconda come farsa”. Del resto, rifacendoci alla citazione vannacciana, anche il finale de “Quella sporca dozzina” non è propriamente di buon auspicio per i membri della “dozzina”.

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Nato nel 1994, esattamente il 7 ottobre giorno della Battaglia di Lepanto, Calabrese per grazia di Dio e conservatore per vocazione. Allievo non frequentante - per ragioni anagrafiche - di Ansaldo e Longanesi. Direttore di Nazione Futura dal settembre 2022 a maggio 2025. Oggi e per sempre al servizio della Patria. Fumatore per virtù - non per vizio - di sigari, ho solo un mito: John Wayne.