Sappiamo come, da decenni ormai, le alleanze che l’area “progressista” persegue sono sempre a rischio, molto intermittenti e spesso interrotte nel momento che sarebbe ideale per dare una svolta decisiva alla politica italiana. Per limitarci alla Seconda Repubblica, prima con Occhetto nel 1994 e la mancata intesa con il centro di Segni, che probabilmente l’avrebbe portato alla vittoria su Berlusconi; poi con la sfiducia di Bertinotti nel 1998 al governo Prodi-Ciampi-Veltroni nel suo momento migliore, quando quell’esecutivo riscuoteva il maggior consenso degli italiani, e ancora al secondo Prodi nel 2008. Tutte occasioni perse dai diversi partiti di centrosinistra per riuscire ad avere esecutivi solidi e duraturi.

Campo largo, chi sarà il leader della coalizione

Una situazione che si è riproposta nel 2022 con Letta, incapace di presentare una coalizione alternativa alla destra, e in questi ultimi mesi con la segreteria Schlein, che molte figure anche importanti hanno abbandonato: ancora una volta le supposte alleanze restano fragili, inesistenti i punti programmatici di eventuale accordo almeno di medio termine, difficili le reciproche “fiducie” tra i leader delle principali forze politiche. Anche tra Schlein e Conte, al di là dei proclami di facciata, non pare esserci un grande accordo: ognuno vuole essere il punto di riferimento della coalizione, facendo ombra sull’alleato. La cosa interessante da capire è se questa mancanza di fiducia e questa mancanza di unitarietà di vedute politiche è attribuibile anche ai rispettivi elettorati. Possiamo scoprirlo analizzando brevemente, avvalendoci delle rilevazioni di Ipsos degli ultimi mesi, le opinioni di chi si professa vicino al Pd e al M5s.

Elettori, divergenze sulla Russia, immigrazione e ius scholae

Una prima differenza significativa si avverte nel giudizio sulla Russia e su Putin: quasi il 70% dei dem si dichiara dalla parte dell’Ucraina contro solo il 36% dei pentastellati, che si definiscono per la maggior parte “super-partes” e nettamente contrari (75%) all’invio di armi per sostenere la difesa ucraina, oltre 30 punti in più del popolo del PD. La Russia rappresenta poi una minaccia anche per l’Europa per il 66% dei dem e soltanto per il 37% dei pentastellati. Anche sulla stessa immigrazione i pareri sono molto difformi: l’accoglienza incondizionata viene ben giudicata dal 40% degli elettori del Pd, contro il 15% di elettori 5 stelle, che giudicano poi non particolarmente urgente una eventuale approvazione dello “ius scholae”. Queste sono solo alcune delle principali divergenze sia tra i vertici che tra gli elettorati dei due partiti, che dovrebbero rappresentare la colonna portante di un’alleanza programmatica per riuscire a sconfiggere l’attuale governo. Insomma: non un buon viatico per le eventuali speranze che anche la base accetti eventuali accordi di vertice.

Il livello di fiducia

Ma il dato più preoccupante riguarda il livello di fiducia che i rispettivi elettorati nutrono per l’altra forza politica: tra i pentastellati, soltanto il 41% dichiara la propria fiducia a Schlein e un misero 32% fornisce un giudizio positivo sul Pd; va lievemente meglio tra i dem, tra i quali Conte viene giudicato positivamente dal 53%, mentre il Movimento 5 stelle ottiene il gradimento del 44%. Se questa è la base di partenza, come possono gli elettori accettare di buon grado una leadership diversa da quella del proprio partito? Un’alleanza che mi pare non parta proprio con il vento in poppa.

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