"Senza esclusione di colpi"
Dopo la vittoria del No al referendum, si scatena la guerra delle correnti per la Scuola superiore della magistratura
Ricordate la campagna referendaria? La separazione delle carriere era un attentato all’indipendenza, le correnti un’invenzione della propaganda: la magistratura, si giurava, si sarebbe riformata da sola. Il No ha vinto e l’autoriforma è puntualmente arrivata: una «guerra senza esclusione di colpi» — parola di Andrea Mirenda, unico togato indipendente del Csm, biografia tutta a sinistra — per il controllo della Scuola superiore della magistratura. Un’istituzione che dovrebbe formare giuristi, ridotta a campo di battaglia politico: c’entra, con l’istruzione libera, come il cavolo a merenda.
Colpevole designato il presidente Paladini, primo non progressista in vent’anni: vent’anni in cui nessuno gridò mai all’occupazione, perché la lottizzazione è invisibile solo a chi la esercita. La Scuola, dice Mirenda, è il Car delle toghe: il centro addestramento reclute dove le correnti fanno proselitismo e tessere in vista delle elezioni del Csm. E se questo è il clima ai piani alti della formazione, non serve fantasia per guardare con occhio diverso al disastro del concorso: tracce di penale in chat la vigilia, fogli del giorno dopo sulla cattedra della commissione, mille candidati pronti al Tar. Nesso causale? Nessuno può affermarlo. Ma il dubbio è legittimo, e proprio loro dovrebbero sapere quanto pesa un dubbio.
Montesquieu ammoniva che chiunque abbia potere è portato ad abusarne, finché non incontra limiti. La magistratura associata i limiti li ha respinti nelle urne, promettendo virtù: ci ritroviamo la spartizione ai vertici e un concorso da annullare. Poi non stupiamoci se in aula incontriamo giudici, e soprattutto pubblici ministeri, che paiono essersi formati su codici diversi dai nostri.
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