Giustizia
Per il Consiglio di Stato non si voterà più a scrutinio segreto: la magistratura ordinaria fa scuola
Per la prima volta dal 1831, anno di fondazione del massimo organo della giustizia amministrativa, le votazioni per le nomine degli incarichi direttivi del Consiglio di Stato non avverranno più a scrutinio segreto ma con voto palese, proprio come avviene al Consiglio superiore della magistratura con le conseguenze che tutti conoscono. Lo ha deciso ieri, a maggioranza, il Plenum del Consiglio di Presidenza della giustizia amministrativa.
Contrarissimo alla riforma era invece Luigi Maruotti, presidente del Consiglio di Stato, che in un appassionato intervento ha ricostruito l’evoluzione storica e giuridica del principio per cui le deliberazioni riguardanti i magistrati sono sempre state adottate a scrutinio segreto. Tale principio, affermato dalla giurisprudenza del Consiglio di Stato fin dall’Ottocento e successivamente recepito nella legislazione italiana, è finalizzato a garantire la libertà di giudizio e l’assenza di condizionamenti, da parte del governo, delle associazioni o dagli stessi colleghi, nei confronti dei componenti dell’organo di autogoverno. Secondo il presidente, le norme che si sono succeduto hanno rafforzato questa tutela, imponendo il voto segreto per le deliberazioni concernenti lo stato giuridico dei magistrati, comprese quindi nomine, promozioni, conferimento di incarichi.
Respingendo la tesi secondo cui il principio di trasparenza introdotto dalla legge 241 avrebbe implicitamente abrogato tali disposizioni, Maruotti ha sostenuto che la segretezza del voto non ha mai compromesso la trasparenza del procedimento né l’obbligo di motivazione degli atti. Il presidente ha poi sottolineato che un regolamento interno non potrebbe derogare a una disposizione legislativa: una modifica regolamentare che introducesse il voto palese sarebbe in contrasto con la legge ed esporrebbe le delibere, sottoposte a decreto del Presidente della Repubblica, a impugnazioni e possibili annullamenti, in quanto illegittime, compromettendo il buon andamento dell’amministrazione e la certezza del diritto. L’eventuale superamento dell’attuale disciplina, aveva aggiunto, può essere valutato solo dal Parlamento.
Di diverso avviso, come detto, la maggioranza del Plenum. Ironia della sorte, la votazione per introdurre il voto palese è avvenuta a scrutinio segreto.
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