La caccia all’uomo, o meglio, alla donna, è finita. Anastasia Berezovska, la principale indiziata del tentativo di omicidio di Vadim Ermolaev, è stata trovata morta in un luogo non meglio specificato dell’Ucraina. Il cadavere non ha lasciato dubbi. Sulla testa della donna sono state trovate ferite da arma da fuoco e, poco lontano, un bossolo. Una vera e propria esecuzione. E del resto, per le autorità locali, i dubbi sono stati da subito molto pochi. Dopo il ritrovamento del cadavere, la polizia ha comunicato di aver arrestato due sospettati dell’omicidio. Un uomo è un ex agente delle forze dell’ordine. L’altro, invece, è un ufficiale in servizio presso l’intelligence militare di Kyiv, il Gur. Proprio quest’ultimo, come ha riportato il Financial Times, ha confessato di aver assassinato Berezovska insieme all’altro fermato. Secondo il comunicato delle autorità ucraine, l’agente dei servizi ha chiarito di aver agito in autonomia, senza aver informato i suoi superiori né dell’operazione né dei contatti avuti in precedenza con la donna. Ma la situazione appare ancora estremamente fumosa, come per qualsiasi omicidio che riguarda l’intelligence e soprattutto il complesso triangolo tra Kyiv, Mosca e, in questo caso, il principato di Monaco.

Il percorso di Berezovska

Berezovska è rientrata in Ucraina il 1° luglio, due giorni dopo l’attentato a Ermolaev. La donna era in contatto con la famiglia ma anche con i due uomini arrestati ieri mattina. Segno che conosceva perfettamente i suoi assassini e probabilmente sapeva che si trattava di uomini dell’intelligence o della sicurezza. Quando la polizia è entrata nella casa dell’ex poliziotto, ha poi ritrovato nel seminterrato una sorta di camera delle torture, con tanto di ascia e sacco di plastica. Ma quello che lascia ancora perplessi è cosa ci sia dietro un omicidio che la procura monegasca ha subito escluso fosse legato al terrorismo internazionale.

Il giallo resta

Il giallo resta, anche perché il tentato omicidio con la borsa esplosiva è solo uno dei molteplici attentati, riusciti o meno, che dall’inizio della guerra hanno coinvolto uomini d’affari, militari, fuggitivi o personalità del mondo russo e ucraino. Ermolaev aveva un profilo particolare: di cittadinanza ucraina, poi con passaporto cipriota, una vita a Montecarlo e affari che lo legavano a Kyiv quanto, soprattutto, a Mosca. Legami che gli avevano procurato sanzioni da parte delle autorità del suo Paese di origine, anche se poi aveva perso una parte considerevole dei suoi beni proprio durante i raid russi. E proprio per questo, il mistero del suo tentato omicidio resta, al pari di quello dell’assassinio della principale colpevole.

Il conflitto

Un giallo che arriva mentre sul campo di battaglia proseguono gli scontri e il bagno di sangue. Ieri il presidente Volodymyr Zelensky ha dichiarato che il suo esercito uccide circa 30mila soldati russi al mese. “E non ne andiamo fieri”, ha detto il leader ucraino. Dall’altro lato, la Russia ha dichiarato che le sue forze “hanno preso il controllo del villaggio di Petro-Ivanovka nella regione di Kharkiv”. I droni ucraini sono riusciti invece a colpire di nuovo nelle profondità del territorio della Federazione, mentre nel Mar d’Azov sono state colpite otto navi della cosiddetta “flotta ombra” del Cremlino. Ma negli ultimi giorni, i missili di Vladimir Putin hanno centrato più volte Kyiv e la sua regione uccidendo decine di persone. E questo è uno dei motivi per cui Zelensky ad Ankara ha soprattutto un obiettivo: ottenere i Patriot o la licenza per produrli.