Il presidente Trump è arrivato ad Ankara per il vertice NATO in Turchia dicendo ai giornalisti di intraprendere il viaggio per un solo motivo: “Ci vado per Erdoğan” e ha definito il leader turco “un amico” e “un leader rispettato” mentre segnalava che i due paesi devono rafforzare la cooperazione in materia di difesa e subito nella conferenza stampa congiunta, dopo il colloquio a porte chiuse con il presidente turco, ha annunciato che avrebbe revocato le sanzioni CAATSA applicate nel 2017 quando Ankara acquistò il sistema antimissile balistico russo S-400 non interoperabile con quello Nato.

Trump appariva confuso davanti alle domande dei giornalisti nella conferenza stampa congiunta. Aveva difficoltà a comprendere una domanda di un reporter sulle “preoccupazioni riguardo al sistema di difesa missilistica russo”. Trump ha risposto dimostrando di non conoscere il motivo per cui la Turchia era stata sanzionata dopo l’acquisto degli S-400 dalla Russia e per le operazioni militari anticurde in Siria. Così come anche sulla Groenlandia ha risposto in maniera molto confusa: «Quel che ha danneggiato il mio rapporto con la NATO è il fatto che la Groenlandia non aiuta la Danimarca. La Danimarca non spende davvero soldi per aiutare la Groenlandia, parte importante per gli Stati Uniti… Quella dovrebbe essere controllata dagli Usa, non dalla Danimarca». Trump, da leader molto pragmatico, che vede in Erdoğan, principalmente, il fatto che guida una grande potenza regionale che fa pesare la sua influenza in Medio Oriente, che può mettere truppe sul terreno e che ha un potente esercito e una moderna e avanzata industria della Difesa. Questi fattori sono molto significativi per gli interessi degli Stati Uniti e per il desiderio a lungo termine di ritirarsi dalla regione.

Il vertice NATO ad Ankara

Prima di addentrarci nei dettagli geopolitici, parliamo brevemente dell’impatto del vertice NATO su Ankara e sulla sua popolazione sul piano di sicurezza messo in atto nella capitale che il Ministero dell’Interno turco ha chiamate “Operazione Turchese”. Le misure di sicurezza, erano state attivate già tre mesi prima e, hanno messo in gravi difficoltà gli abitanti di Ankara nelle ultime due settimane. Nella capitale, che conta 5 milioni di abitanti, circa 70.000 agenti delle forze di sicurezza hanno chiuso tutte le strade che conducono agli aeroporti, al complesso presidenziale dove si tiene il vertice e quelle attorno al Centro Congressi della città. Centinaia di persone sono ora in stato di fermo, tra cui membri di organizzazioni della società civile, giornalisti, avvocati e perfino professori universitari e attivisti della società civile perché critici nei confronti del governo e del vertice. Oltre trecente persone sono state preventivamente arrestate senza alcuna spiegazione, ma il governo non vuole che si svolga alcuna protesta anti NATO.

Il ruolo della Turchia

Il ruolo della Turchia si sposta dalla periferia al centro. Se si fa un passo indietro e si cerca di avere una visione d’insieme, i recenti sviluppi nella regione del Mar Nero, con la guerra della Russia in Ucraina, del Caucaso e del Medio Oriente, con la guerra a Gaza e contro l’Iran, vedono al centro un unico membro della NATO, la Turchia, confinante con tutti i paesi della regione. È particolarmente importante sottolineare il rapido sviluppo dell’industria della difesa turca, favorito dalle sanzioni imposte dagli alleati della NATO in risposta alle operazioni militari turche in Siria che hanno contribuito al cambio di regime, in reazione alle sanzioni imposte ad Ankara. Erdoğan ritiene che, alla luce di questa nuova situazione, la Turchia avrà un ruolo più importante da svolgere nella difesa dell’Europa e, in cambio, desidera partecipare al nuovo sistema di sicurezza europeo senza essere ostacolata dalle sanzioni derivanti dal sistema di unanimità dell’Unione.

Baykar e Leonardo

Fondamentale è la partnership tra i due collossi della difesa, turca Baykar e l’italiana Leonardo l’Italia, che non si limita solo ad accordi su sistemi d’arma, quali i droni TB3, ma si afferma come parte di una strategia militare e politica. Manca un quadro istituzionalizzato europeo che guidi la crescente cooperazione bilaterale tra Turchia e Ue nel settore della difesa e l’Italia rappresenta l’esempio più avanzato di una tendenza più ampia che la pone come il principale laboratorio per verificare se la capacità industriale turca nel settore della difesa possa essere integrata in Europa senza prima risolvere le più ampie contraddizioni politiche che caratterizzano le relazioni tra Ue e Turchia. Roma è ben posizionata per questo ruolo, oltretutto Italia e Turchia condividono interessi comuni nel Mediterraneo, tra cui la Libia, i corridoi energetici, le migrazioni e la sicurezza marittima.