Pina Picierno non è la prima, né sarà l’ultima a lasciare il Pd. Prima di lei hanno detto ‘addio’ Marianna Madia ed Elisabetta Gualmini. Tre donne. Tre percorsi diversi. Tre storie politiche accomunate dalla medesima conclusione: nel partito guidato da Elly Schlein non hanno più trovato la loro casa. È il paradosso di questa stagione politica. La leader che ha fatto dell’inclusione la propria cifra vede allontanarsi, una dopo l’altra, alcune delle figure più rappresentative della tradizione riformista democratica.

L’addio di Madia per Italia Viva

Madia, aveva annunciato un mese fa l’addio alla Casa Madre e il trasferimento, come indipendente, nel gruppo di Italia Viva. “Amici, provo da un’altra prospettiva a costruire un pezzo di centrosinistra. Sempre uniti dallo stesso obiettivo: liberare l’Italia da questo pessimo governo”, aveva nella chat dei riformisti per annunciare il trasloco nella casa di Matteo Renzi. Aggiungendo poi: “Penso a un’area di riformismo radicale, in grado di entrare dentro i problemi reali delle persone e indicare soluzioni concrete”.

L’abbraccio di Gualmini in Azione e le critiche al Pd

Negli stessi giorni, un’altra fuga. Quella di Elisabetta Gualmini, che ha abbracciato Azione. L’ex vicepresidente dell’Emilia-Romagna, in rotta con la linea politica del Nazareno aveva scritto in una chat – riportata dal Foglio – “È una decisione molto sofferta, ma molto convinta”. Il Pd ha cambiato struttura, c’è stata una mutazione genetica che porta un riposizionamento nella sinistra radicale che taglia fuori la cultura del riformismo di cui ho sempre fatto testimonianza”. Ha spiegato Gualmini che ha poi aggiunto “voglio fare politica in uno spazio senza alcuna ambiguità sul sostegno all’Ucraina. Cosa vuol dire “no al riarmo, sì alla difesa comune?”. O “no alla difesa nazionale, sì alla difesa comune?”. Nel Pd ho registrato ambiguità, c’è un’alleanza con chi in Ue vota contro le armi in Ucraina”. “È disdicevole il modo con cui nel Pd si porta avanti la battaglia sulla giustizia, con la scelta di mobilitare tutto il partito su un sindacato. In questo referendum (sulla giustizia, ndr) ci sono innesti di populismo: “se voti sì sei un fascista”. Il Pd non è mai stato una roba così, era il partito della responsabilità. Non arriveranno le cavallette. Penso che sia una riforma giusta, se il governo fa delle cose buone noi le votiamo. È un criterio pragmatico”.

Il passo indietro di Picierno. Schlein, la donna inclusiva le ha escluse tutte

Così si arriva all’addio di Picierno, il più rumoroso dei tre, con le sue nette motivazioni: “Ho avuto spesso l’impressione che il Pd abbia fatto il contrario. Più che interrogarsi su come governare il mondo che stava emergendo, ha finito per interrogarsi su come rappresentarne una parte. Ma una forza di governo non può limitarsi alla rappresentanza. Deve costruire consenso, assumersi responsabilità, indicare una direzione. Deve parlare anche a chi non la pensa già allo stesso modo”. “Contro Picierno, le purghe digitali”, aveva titolato Il Riformista. Nessuna smentita. E nessuna telefonata dal Nazareno a Picierno, che forse l’avrebbe meritata. E certamente gradita. Da Schlein nessun segno. La donna più inclusiva le ha escluse tutte.

Redazione

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