Politica
Legge sul fine vita, stallo in Aula. Ma sul tavolo veneto una proposta c’è
La proposta di disegno di legge in materia di morte volontaria medicalmente assistita, firmata dal Senatore del Partito democratico Alfredo Bazoli e condivisa con tutta l’opposizione, giunta ieri nell’Aula del Senato è stata rispedita al mittente – alias rinviata ai lavori congiunti nelle Commissioni Giustizia e Sanità. Per prender in prestito il titolo di un romanzo di Gabriel García Márquez, “Cronaca di una morte annunciata”. La maggioranza – in attesa che il 9 giugno vengano presentati gli emendamenti al suo nuovo testo sul fine vita – punta a trovare compatta un’intesa. A sinistra tuonano all’escamotage, alla beffa, al sotterfugio per arenare la discussione – che sì, spinosa è – ed esaurire il tempo a disposizione del Parlamento. A destra, invece, mentre Fratelli d’Italia e Lega appaiono più cauti, Forza Italia pare esser la più convinta sul portare avanti la battaglia. Il nodo da sciogliere su cui i senatori di Via della Scrofa si sono detti fortemente contrari è il coinvolgimento, per il suicidio assistito, della sanità pubblica. Si troverà un compromesso? Tutto da vedere.
Legge sul fine vita, stallo in Aula
Ieri mattina, nelle audizioni congiunte delle commissioni Giustizia e Sanità, gli animi si sono scaldati, e non poco. Ad accendere il dibattito è stata la risposta scritta pervenuta dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), letta in apertura dal Presidente Francesco Zaffini (FDI). Gli esperti hanno dichiarato che al momento non sono reperibili dispositivi impiegabili nella procedura di morte volontaria mediamente assistita ma il Senatore Pierantonio Zanettin (FI) – in risposta – ha ricordato il caso di “Libera”, 55enne affetta da sclerosi multipla che per prima, in Italia, è ricorsa al suicidio medicalmente assistito mediante un dispositivo di autosomministrazione ad attivazione oculare. “Se è del tutto vero che non esiste nessun dispositivo di auto somministrazione vuol dire che nel caso di Libera” – ha specificato Zanettin – si tratterebbe allora non di aiuto al suicidio ma di un caso di “omicidio del consenziente”, cosa ben diversa.
Ma sul tavolo veneto una proposta c’è
Di lì è salita la tensione e diversi senatori di vari gruppi d’opposizione hanno rilanciato a ruota la puntualizzazione del forzista. Il Senatore Ivan Scalfarotto (IV) si è detto “insultato” dinanzi ai “sofismi” del parere del CNR. Insomma, a sette anni dalla sentenza della Corte costituzionale che ha aperto all’aiuto al suicidio medicalmente assistito in Italia, la strada per una legge nazionale appare ancora lunga. “Finirà in un niente di fatto”, ha detto il Presidente del Consiglio regionale del Veneto Luca Zaia, da anni alfiere di una legge sul fine vita. E proprio in attesa di Roma, a Venezia qualcosa si muove. Sembrerebbe ora pronto sul tavolo della Regione Veneto il progetto di legge statale di iniziativa regionale in materia, pronto a disciplinare la sentenza della Corte costituzionale. Zaia ha già dichiarato il suo voto favorevole alla proposta del Presidente Alberto Stefani. Si tratterebbe quindi di un bel sorpasso del Parlamento? Il Veneto ha già messo la freccia.
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