Come due eserciti schierati davanti alla stessa trincea, con lo stesso dubbio di sempre: e ora come ne usciamo? In palio non c’è solo una legge, ma un vero e proprio feticcio: il fine vita, che oggi torna all’esame dei capigruppo in Senato. Ovvero il tema divisivo per definizione, scansato da maggioranze di ogni colore. Da almeno tre legislature finisce in un cassetto, schiacciato da una semplice realtà: in Aula non ci sono i voti per approvare. Insomma, buonanotte fine vita. Stavolta però a rompere il fronte è Forza Italia, con il nuovo corso ispirato da Marina Berlusconi. Spiega il neo capogruppo azzurro a Montecitorio, Enrico Costa: “Noi riteniamo che ci sia un vuoto legislativo, che non può essere colmato da una molteplicità di leggi regionali diverse”. La ricetta per il presidente dei deputati di FI è questa: “Ciascun partito dovrà rinunciare a qualcosa pur di arrivare a un risultato”. Dallo stesso partito aggiunge la vice responsabile Esteri, Isabella De Monte: “Serve un passo avanti di tutti, centrodestra e centrosinistra, per giungere a un testo che tenga conto delle diverse sensibilità”.

Prova a vedere le carte il capogruppo dem a Palazzo Madama, Francesco Boccia: “Non è una questione di governo o di maggioranza contro opposizione, ma di responsabilità davanti alla sofferenza delle persone e davanti a una richiesta chiara della Corte Costituzionale”. In scia, la sua collega alla Camera Chiara Braga: “Calendarizzare finalmente in Aula la legge, perché è il momento che tutte le forze politiche si assumano fino in fondo la responsabilità di dare una risposta al Paese”. Un pressing supportato da Azione. A parlare è il senatore Marco Lombardo: “Superiamo le frammentazioni delle leggi regionali e questo scontro ideologico, non esiste un ‘partito della vita’ contro un ‘partito della morte’”. E dal Partito Liberaldemocratico, con il presidente Andrea Marcucci: “Per superare i veti incrociati che fino ad ora hanno impedito di trovare una soluzione, centrodestra e centrosinistra devono identificare un punto di incontro onorevole per tutti”. Il nodo da sciogliere riguarda il Servizio sanitario nazionale, escluso dal centrodestra, indispensabile per il centrosinistra. Insiste Marco Cappato dell’associazione Coscioni: “Come testo base, si parta dalla legge di iniziativa popolare Eutanasia legale”.

L’altro scoglio di fine legislatura è la legge elettorale. Oggi riprenderanno le audizioni degli esperti, con, tra gli altri, Luciano Violante, Roberto D’Alimonte e Stefano Ceccanti. Dopo il vertice a Palazzo Chigi tra la premier e gli alleati, la maggioranza è pronta ad affinare la sua proposta. Spiega il presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato, Andrea De Priamo:Si può limare il premio di maggioranza”. Per il senatore di Fratelli d’Italia, “l’importante è poi determinare che ci sia una maggioranza certa”. Concorda il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi: “Si deve fare una legge elettorale sul modello di quello che accade in Regione e Comune, con un premio di maggioranza giusto, che ti dica chi può vincere”.

Il percorso è definito per il segretario di Forza Italia, Antonio Tajani: “Abbiamo presentato un testo, che è migliorabile. Dovremo poi discutere anche con l’opposizione”. Messaggio alle minoranze: c’è spazio per contribuire. Una responsabilità che, per ora, il campo largo sembra riluttante ad assumersi. Mette le mani avanti il senatore dem, Walter Verini: “Non c’è bisogno per forza di parlarne come priorità. La destra la metta da parte e si occupi degli italiani”. Netto anche l’eurodeputato Pd, Stefano Bonaccini: “Tentano il colpo di mano”. Così ad assumersi il ruolo di fustigatore è il presidente dei deputati di FdI, Galeazzo Bignami:Capisco lo sconcerto del centrosinistra, continuano a sperare in un risultato delle urne in cui loro non vincono ma poi governano”.

Le rispettive “ragionerie” fanno i conti: quanto conviene lasciare tutto com’è? E quanto costa cambiare? Prevarranno ancora le trombe della propaganda?