Tra Iran e Stati Uniti, la tensione è sempre più alta. Agli attacchi iraniani contro le navi “non autorizzate”, sono seguiti i bombardamenti statunitensi. Ai raid Usa, sono seguite le ritorsioni iraniane, con missili e droni che hanno preso di mira le basi americane in Kuwait, Bahrein, Qatar, Oman, Emirati Arabi Uniti e Giordania. E in questo continuo scambio di attacchi, a tenere banco è soprattutto il destino di Hormuz.

Stretto di Hormuz, Trump: “Chi passa dovrà pagarci”

Ieri, Donald Trump è tornato a parlare a Fox News in toni molto netti. “Manterremo il controllo dello stretto. Probabilmente lo gestiremo noi” e “verremo ricompensati per questo”, ha detto il presidente degli Stati Uniti. “Abbiamo garantito la sicurezza dello stretto per 50 anni e non siamo mai stati pagati. Lo abbiamo protetto senza ricevere nulla, ma ora ci guadagneremo”, ha proseguito il capo della Casa Bianca. Sul social Truth, il tycoon è andato poi oltre. “Lo Stretto di Hormuz è e rimarrà aperto, con o senza l’Iran” ha scritto Trump. “Stiamo ripristinando il blocco iraniano” ha proseguito il presidente Usa, spiegando che “impedisce solo alle navi o ai clienti iraniani di entrare o uscire. E dal momento che gli Stati Uniti saranno “i guardiani dello stretto”, ha aggiunto The Donald, “saranno rimborsati, nella misura del 20% su tutto il carico trasportato, per tutti i costi necessari a garantire la sicurezza di questa zona”. E l’idea del tycoon, quella per cui Washington sarà “l’angelo custode dello stretto”, si è unita all’ennesima minaccia sul fatto che la Repubblica islamica sarebbe stata di nuovo colpite “molto duramente”.

La risposta di Teheran

Le parole di Trump hanno ricevuto l’immediata risposta di Teheran. Il portavoce del comando militare unificato, il Khatam al-Anbiya, ha lanciato un avvertimento esplicito: “Non consentiremo agli Stati Uniti di interferire, in nessun modo, nella gestione dello Stretto”. E questo conferma come l’escalation possa continuare anche nel prossimo futuro. In assenza di un vero negoziato tra le parti, con raid che continuano e con il timore che la crisi possa incendiare di nuovo l’intero Medio Oriente (in particolare, tutto dipenderà dal coinvolgimento diretto di Israele, che al momento è fuori dalla ripresa dei raid), a regnare è soprattutto il pessimismo.

L’accordo con Teheran

A Washington, molti dubitano che si possa raggiungere un accordo definitivo con Teheran riguardo al transito per Hormuz. Ancora più remote, se non azzerate, sono invece ritenute le possibilità che si trovi un’intesa sul programma nucleare. E il timore è che questo irrigidimento delle posizioni, soprattutto a Teheran, sia il frutto di una presa sempre più forte del potere da parte dei Pasdaran. Quelle Guardie rivoluzionarie islamiche che ieri sono state definite ufficialmente una minaccia per la sicurezza nazionale dalla ministra dell’Interno britannica Shabana Mahmood.

La guerra interna

Gli analisti ritengono che sia in corso una guerra tutta interna alla Repubblica islamica. Con la Guida suprema, Mojtaba Khamenei, di fatto assente, in questo momento non esiste una vera e propria leadership. C’è una fazione, quella ritenuta “pragmatica” che fa capo al presidente Masoud Pezeshkian, al ministro degli Esteri Abbas Araghchi e al presidente del parlamento Mohammed Bagher Ghalibaf. C’è poi un’ala oltranzista che ha ripreso vigore durante il lutto per Ali Khamenei e che fa invece riferimento alle fazioni più radicali e ai Pasdaran, con il loro comandante, Ahmad Vahidi, tornato alla ribalta dopo mesi di oblio per paura di essere ucciso. Per alcuni esperti, oltre alla sfida intestina, c’è anche una tattica dilatoria. L’Iran vorrebbe perdere tempo nelle trattative per nascondere l’uranio arricchito e fare in modo che le discussioni sul nucleare siano posticipate a tempo indefinito, rendendole di fatto inutili.

L’atomica israeliana è irrinunciabile

Questo è soprattutto il timore di Israele, col premier Benjamin Netanyahu che ha chiarito che l’atomica iraniana è una linea rossa irrinunciabile. Ma a preoccupare ora è anche lo Yemen, altro fronte di questa complessa sfida con l’Iran. Ieri, Il governo yemenita ha accusato gli Houthi di avere sequestrato un aereo del Comitato Internazionale della Croce Rossa all’aeroporto di Sanaa e preso in ostaggio i piloti. Gli Houthi hanno a loro volto accusato l’Arabia Saudita di avere bombardato l’aeroporto di Sanaa dicendo che questa è la fine della de-escalation con Riad. Mentre un aereo iraniano con a bordo una delegazione della milizia sciita di ritorno da Teheran e diretto in quella città ha dovuto invertire la rotta fino a compiere l’atterraggio a Hodeida.