Condannato a un anno e dieci mesi dal gup di Palermo con l’accusa di peculato l’ex procuratore aggiunto palermitano, Antonio Ingroia. È la parabola dell’ex pm antimafia, idolo di Travaglio e del Fatto Quotidiano, poi divenuto avvocato e politico con poca fortuna. Ma non è andata meglio sul fronte penale, dove Ingroia è stato condannato perché ritenuto ‘colpevole’ di peculato per aver soggiornato in alberghi di lusso e facendo pagare pranzi a spese della Sicilia e-Servizi (oggi Sicilia Digitale), dove era stato nominato liquidatore dall’ex governatore Rosario Crocetta nel 2013.

Per soli tre mesi di attività, da settembre a dicembre, Ingroia si sarebbe fatto pagare il compenso spettante per l’intero anno, oltre a 7mila euro per i rimborsi spesa. Il gup Maria Cristina Sala ha però accolto in parte le tesi della difesa, disponendo la restituzione della somma di 116 mila euro che venne sequestrata durante l’inchiesta ad Ingroia, con i pm Pierangelo Padova e Enrico Bologna che avevano chiesto quattro anni.

La condanna di Ingroia nel processo con rito abbreviato, sospesa, stabilisce anche l’interdizione dai pubblici uffici per la durata della pena, oltre al risarcimento del danno a favore della Sicilia Digitale da 40mila euro.

Da parte sua l’ex pm annuncia battaglia: “Risiedo a Roma da quasi 10 anni – spiega Ingroia – e di questo era consapevole chi mi ha nominato. Il costo delle spese di soggiorno sarebbe stato superiore al mio compenso che era di 3.000 euro circa, infatti prima della mia nomina avevo ricevuto rassicurazioni sui rimborsi per le spese di alloggio, altrimenti non avrei neanche accettato. Per questo – precisa Ingroia – definisco ridicola questa accusa, anche perché il mio predecessore risiedendo a Catania soggiornava regolarmente a Palermo senza che la Procura gli abbia mai fatto alcuna contestazione, lo stesso per il direttore generale della società”.

L’AVVENTURA IN POLITICA – Non era andata meglio l’avventura in politica per l’ex pm della trattativa Stato-mafia. Alle elezioni politiche del 2013 la sua ‘Rivoluzione civile’ ottenne un risultato quasi da prefisso telefonico, il 2%, per poi riprovarci con ‘Azione Civile‘, altro flop. Non meglio anche il tentativo lo scorso mese di candidarsi a sindaco del Campobello di Mazara, nella provincia di Trapani: alle elezioni Ingroia non è andato oltre il 18,6%, staccatissimo dal sindaco eletto Giuseppe Castiglione (66,9%).