Si è concluso con la conferma di tutte le condanne il processo Borsellino-quater, a Caltanissetta. Ergastolo per Salvo Madonia e Vittorio Tutino considerati boss mafiosi responsabili dell’uccisione del magistrato Paolo Borsellino e dei cinque poliziotti della scorta nell’attentato avvenuto il 19 luglio del 1992. Dieci anni di prigione per i falsi pentiti Francesco Andriotta e Calogero Pulci accusati di calunnia. Sempre calunnia, ma con attenuanti (e quindi prescrizione) per Vincenzo Scarantino, il falso pentito-chiave che permise il clamoroso depistaggio che in pratica ha impedito per anni di indagare seriamente sulla strage e sui mandanti, e sui motivi dell’attentato. La sentenza era abbastanza scontata. L’aspetto più interessante sono le attenuanti per Scarantino. Perché sono state concesse? Perché si è riconosciuto che Scarantino fu indotto a mentire da apparati dello Stato, e in particolare da tre poliziotti che ora sono imputati in un processo parallelo. La questione è tutta qui: perché apparati dello Stato depistarono? E i tre poliziotti indagati agirono per proprio conto? E i magistrati che si lasciarono depistare erano soltanto ingenui e magari non molto preparati, o qualcuno di loro sapeva qualcosa di più?

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Probabilmente non conosceremo mai la verità. È difficile conoscere la verità quando le indagini dovrebbero riguardare personaggi dello Stato o addirittura della magistratura.  In genere in questi casi finisce tutto in fumo. Sappiamo invece, ormai, il perché fu ucciso Borsellino. Non certo per la trattativa Stato-Mafia, della quale Borsellino non sapeva niente (anche perché probabilmente non ci fu, e comunque sicuramente non ci fu quando Borsellino era vivo) ma perché voleva indagare sul dossier mafia-appalti che era stato preparato dalle indagini del colonnello Mori e che fu definitivamente archiviato pochi giorni dopo la sua morte. Ieri gli avvocati dei figli di Borsellino si sono dichiarati soddisfatti della sentenza e hanno detto che è stato smascherato “il più clamoroso depistaggio della storia della Repubblica”. Vero. Il paradosso è che Scarantino è prescritto e il colonnello Mori, contro il quale fu organizzato il depistaggio, è sotto accusa nel folle processo Stato-mafia che si svolge, in appello, in questi giorni, a Palermo. E in primo grado è stato condannato a 12 anni.