Se per Wolfgang Amadeus Mozart le lettere erano lo strumento per superare le crisi di malinconia, al Ministero dell’Economia e delle Finanze a quanto pare non vivono con lo stesso trasporto i rapporti epistolari.

Questa è l’unica lettura romantica possibile per giustificare la mancata risposta alla richiesta formulata dal dicastero guidato da Guido Crosetto. Il silenzio del Mef, a ben due lettere inviate dalla difesa assume sempre di più i parametri del “ghosting” politico. La distanza fisica tra i due ministeri non avrebbe giustificato un simile ritardo neppure in temi in cui l’oramai paleontologico fax rappresentava una chimera dell’innovazione nelle comunicazioni. In ballo ci sono 14,9 miliardi di euro, quelli del piano italiano approvato dalla Commissione europea a gennaio e decisivi per avviare una concreta fase di modernizzazione ed efficientamento delle nostre capacità di difesa.

Il Safe, acronimo di Security Action for Europe è un imponente strumento finanziario creato dall’Unione Europea nel maggio del 2025 e battezzato il “bazooka” per avviare un riarmo obbligato alla luce anche delle recenti pressioni geopolitiche. Il riarmo non è più rinviabile e l’Europa – e dunque l’Italia – devono accelerare i processi e seguitare sui terreni concreti, lasciando appunto a chi può permettersi il lusso delle chiacchiere tutta la retorica sulla “difesa comune” e altre amenità storiche.

Ciò che l’Europa può e deve seguitare a fare se vuole essere credibile sul piano globale è una vera e propria azione sinergica nella creazione di strumenti idonei a facilitare l’operato dei singoli stati, ciò dovrebbe anche tradursi nell’allentare le maglie della censura fiscale che Bruxelles applica troppo spesso a piacimento. Il riarmo non è un mistero, è anche l’occasione per sviluppare tecnologie e avviare un vero e proprio processo di ricerca che possono tradursi in effetti economici e tecnologici. Ma al di là dell’opportunità di sfruttare sul piano civile il riarmo resta il dato prioritario, quello di proteggerci da uno scenario che non sembra fornire alcun tipo di certezza. Le stesse tregue o possibili paci “fragili” non devono ingannarci: siamo entrati in una nuova fase storica, quella delle potenze e dalla corsa alla potenza.

Un futuro (e già un presente) in cui le medie potenze si contenderanno gli spazi lasciati liberi dalle grandi, con tutti i rischi e gli squilibri che ciò finirà per produrre e che già osserviamo sullo scacchiere globale, in questa fase solo embrionale. L’Italia non può restare fuori dalla partita e di certo non può rinunciare ad uno strumento come il Safe. Attendiamo fiduciosi che Giancarlo Giorgetti prenda la penna metta fine al silenzio e scriva a Crosetto quel “si procediamo” (banalizziamo per renderne evidente l’impellenza) che ci permetta di non bucare la scadenza e di dare forma a ciò che non è più una possibilità/opportunità, ma una pura e semplice necessità storica. Chi non l’ha compreso e farfuglia di pace sul piano politico è semplicemente fuori dal tempo e dalla storia.

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Nato nel 1994, esattamente il 7 ottobre giorno della Battaglia di Lepanto, Calabrese per grazia di Dio e conservatore per vocazione. Allievo non frequentante - per ragioni anagrafiche - di Ansaldo e Longanesi. Direttore di Nazione Futura dal settembre 2022 a maggio 2025. Oggi e per sempre al servizio della Patria. Fumatore per virtù - non per vizio - di sigari, ho solo un mito: John Wayne.