Ben 99 assoluzioni, tre non luogo a procedere e 79 condanne. Si è concluso così il maxi-processo di primo grado contro le cosche di ’ndrangheta del vibonese che vedeva alla sbarra, nell’ambito delle tre inchieste “Maestrale-Olimpo-Imperium”, poi riunite in un unico procedimento, boss e gregari, in gran parte condannati (con qualche eclatante eccezione), ma anche imprenditori, avvocati, funzionari pubblici e dirigenti medici, usciti clamorosamente assolti.

La cosiddetta “zona grigia”, finita sul banco degli imputati a seguito delle operazioni coordinate dalla Dda di Catanzaro allora guidata da Nicola Gratteri, non era composta, dunque, da corrotti, ’ndranghetisti, funzionari infedeli e così via. Così ha deciso il Tribunale di Vibo Valentia nel filone ordinario del processo che ha in gran parte spazzato via le accuse che andavano, a vario titolo, dall’associazione mafiosa all’estorsione, dal concorso esterno all’estorsione, dall’usura all’intestazione fittizia di società, dal narcotraffico ai danneggiamenti, dal riciclaggio alla corruzione e così via.

Fra gli imputati assolti figurano l’imprenditore Francescantonio Stillitani, ex assessore regionale e già sindaco di Pizzo Calabro, e il fratello Emanuele, gli avvocati Daniela Garisto, Francesco Stilo e Joan Azzurra Pelaggi, l’ex capo struttura del Dipartimento Turismo e Beni Culturali della Regione Calabria, Rodolfo Bova, e l’ex capo del dipartimento di prevenzione dell’Asp, Cesare Pasqua. Assolti anche Pantaleone Mancuso, alias “Scarpuni”, ritenuto ai vertici della cosca di Limbadi, e Domenico Bonavota, considerato capo dell’ala militare dell’omonimo clan di Sant’Onofrio.

Fra i condannati Luigi Mancuso, al vertice della ’ndrangheta del vibonese, Giuseppe Antonio Accorinti, boss della “locale” di ’ndrangheta di Zungri, Pasquale e Salvatore Pititto, Armando e Rocco Galati, Paolo e Antonio Mesiano, Salvatore e Saverio Prostamo, per gli inquirenti a capo delle varie ’ndrine di Mileto. L’operazione “Olimpo” scattò il 26 gennaio del 2023 con l’arresto di 56 persone e 78 indagati. In carcere e ai domiciliari finirono boss e gregari, colletti bianchi e imprenditori. Ad essere colpiti furono gli esponenti di spicco dei clan Mancuso, La Rosa, Lo Bianco-Barba, Il Grande e Accorinti. Fra gli indagati, ora assolto, anche l’ex assessore Stillitani, accusato di estorsione aggravata dal metodo mafioso, che la notte dell’arresto fu colto da malore e ricoverato in ospedale.

Poche settimane dopo, il Tribunale del Riesame annullò più di un arresto, fra cui quello dello stesso Stillitani. Il 10 maggio del 2023, la Dda di Catanzaro diede avvio all’operazione “Maestrale”, con 61 provvedimenti di fermo e 167 indagati fra presunti affiliati alle cosche Accorinti, Anello, Soriano e Galati di Mileto, Filandari, Zungri, Briatico e Cessaniti, nel vibonese. Fra gli indagati anche tre dirigenti medici dell’Asp di Vibo, fra cui Cesare Pasqua, accusato, fra l’altro, di concorso esterno e fra i 99 assolti. Il 6 luglio dello stesso anno, infine, scattò l’operazione “Imperium”, con il fermo di quattro persone e 48 indagati. Nel mirino della Dda di Catanzaro il potere economico della famiglia Mancuso. L’accusa di associazione mafiosa ruotava, infatti, intorno al controllo di alcuni villaggi turistici nella cosiddetta “Costa degli Dei”, nel vibonese. Nell’ottobre del 2023 la Dda notificò la conclusione delle indagini a 285 persone. In 182 scelsero il rito ordinario. In 99 sono stati assolti.