Ambrogio
Milano, la casa in affitto a 23 euro al metro quadrato e il biglietto ATM a 2,20: quando lo Stato arretra
A Milano lo sviluppo non è un programma da mettere ai voti: è il modo in cui la città, da sempre, si riconosce. Crescita, modernità, innovazione, dimensione metropolitana non sono promesse elettorali ma il senso stesso di un luogo che vive di trasformazione e che, proprio per questo, non ha mai coinciso con «quella di una volta». Correggere la rotta, ricalibrare, riadeguare la macchina urbana ai mutamenti sociali e ai bisogni che via via affiorano non è un cambio di direzione: è parte integrante di quel movimento. Chi lo scambia per una svolta non ha capito la città.
Milano, qui la casacca conta poco
Detto questo, la casacca conta poco. Qualunque formula sappia tenere insieme sviluppo e inclusività, ricchezza e opportunità, da qualunque eredità culturale provenga, merita ascolto. Se qualcuno lo chiama socialismo municipalista – nel senso di un civismo che non oppone la crescita alla giustizia ma le fa lavorare insieme – la parola non ci spaventa; così come ci piace l’idea di una continuità con le amministrazioni riformiste che questa Milano l’hanno costruita. È la direzione che il Circolo Emilio Caldara e il processo Hey Milano provano a indicare, e a cui questa pagina dà spazio con l’intervento di Franco D’Alfonso.
L’unica cosa di cui Milano può – anzi, deve – fare a meno è l’ideologia. Delle idee, no: perché è sui temi quotidiani – la casa che tocca i 23 euro al metro, il biglietto tenuto a 2,20 mentre lo Stato arretra – che una visione si dimostra vera o resta slogan. Li raccontiamo qui accanto non con la retorica lagnosa di quel che non va, ma perché è lì, che la politica si misura davvero.
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