Il rafforzamento dei due centri
Terzo Polo, un cantiere sempre aperto e con le scadenze elettorali alle porte…
Si può, come è stato fatto, analizzare all’infinito ogni aspetto dell’incontro di Ankara. Ma il suo momento saliente è stato quando, nel corso della conferenza stampa, Trump ha affermato che nei prossimi giorni darà agli Ucraini le carte per costruire i Patriot, arma decisiva per abbattere i missili russi. Poi, per carità, conoscendo l’assoluta imprevedibilità del Presidente americano, solo quando questi documenti verranno davvero consegnati agli ucraini, questo salto di qualità nella operatività militare avverrà con sicurezza. La paradossalità della situazione è tale che l’adozione di un nuovo strumento di difesa aerea può perfino creare le precondizioni per arrivare ad una trattativa e ad una tregua.
Ai tempi della guerra fredda tutto questo era prevedibile in anticipo. Gli Usa svolgevano un ruolo fondamentale di equilibrio sul terreno, mettevano in campo delle enormi risorse per la Nato, il che consentiva all’Europa nel contempo di avere le spalle coperte e le risorse per alimentare il suo welfare. Con l’avvento del capo del Kgb Putin, l’Occidente – specialmente l’Europa – ha fatto previsioni che non si sono per niente realizzate. Il Presidente americano Trump, essendo un autocrate, addirittura impegnato a smontare larga parte dell’assetto democratico degli USA, a sua volta simpatizza più con le autocrazie (Russia e Cina) che con le democrazie, considerando l’Europa una realtà per molti aspetti superata sia dal punto di vista culturale che da quello economico e militare.
Però di fronte a tutto ciò (e contemporaneamente agli incredibili attacchi ai leader europei da Meloni a Macron, da Starmer a Sanchez), proprio in questo periodo, l’Europa viene costretta a calci a fare un salto di qualità su ogni piano, ma specialmente su quello militare, per non trovarsi in una situazione di assoluta marginalità. Quindi a partire da alcune valutazioni espresse o implicite sul terreno della politica estera, l’Europa è costretta ad evolversi sul piano politico militare coordinando la NATO fino alla costruzione di un esercito europeo. Il tutto nel quadro di comuni linee di politica estera. Al contrario c’è il rischio che vada tutto a ramengo. In questo contesto per ciò che riguarda il nostro Paese, va detto che Meloni, pur investita dallo tsunami Trump, è stata costretta ad uno straordinario cambiamento di ruolo e sta facendo la sua parte in modo del tutto dignitoso. Allo stato attuale non sappiamo ancora che cosa riusciranno a fare tutti gli altri. Infatti, sia il centrodestra che il campo largo, sono caratterizzati da profonde differenze proprio sul piano della politica estera.
Nel passato, e in parte anche nel presente, la Lega è stata esplicitamente filorussa e oggi ha una vita complicata dalla concorrenza messa in campo da Vannacci, che è una lancia spezzata del putinismo. Ancor di più allo sbando c’è la sinistra dove le componenti che strizzano l’occhio a Mosca sono molto forti come Conte e il M5s, mentre i grandi vecchi del Pd da Bettini a D’Alema sono esplicitamente filo cinesi. AVS è neutralista e quindi aliena da qualunque impegno reale per l’Ucraina, mentre nel Nazareno le tendenze genuinamente atlantiste, europeiste, sono espresse dai riformisti come Guerrini, Gori, Quartapelle che dicono cose giuste ma rappresentano fazioni del tutto minoritarie.
In questo quadro si stanno muovendo in modo del tutto positivo nell’area del centrodestra Forza Italia e Noi Moderati, mentre sta crescendo un terzo polo che va da Calenda e Marattin a Falasca e Scarpelli. È auspicabile che tutte le componenti atlantiche e europeiste si muovano velocemente e in modo incisivo anche perché il partito russo nel nostro Paese è sempre stato molto forte e, come dimostrano anche recenti episodi, gioca tutte le carte sul terreno della guerra ibrida. Nel medio periodo la situazione italiana presenta forti rischi. L’auspicio è quindi quello di un forte rafforzamento del centro, in entrambe le sue versioni, quello che guarda a destra verso Forza Italia e quello del potenziale terzo Polo per il quale stanno lavorando sia Azione sia gli Europeisti già riunitisi a Milano. È una corsa con il tempo al di là delle scadenze elettorali.
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