Ambrogio
Milano, la magistrata che coordinava le inchieste si candida a vicesindaco. Come leggere la mossa di Tiziana Siciliano
Ogni potere che abdica lascia una stanza vuota, e in politica le stanze vuote non restano tali a lungo. È la lezione amara dell’assoluzione di lunedì: non il trionfo di qualcuno, ma il referto di un’assenza. Davanti a una città che cambia più in fretta delle sue regole, chi doveva riscriverle ha preferito affossare per puro calcolo ciò che avrebbe potuto chiarire. Squallidi tatticismi e pavidi opportunismi: nessuno disposto a decidere, tutti pronti a smarcarsi.
In quel vuoto si è infilata una certa magistratura, che ha scambiato l’incertezza delle norme per un’occasione e l’urbanistica per un terreno di bonifica morale. E che la crociata avesse un orizzonte politico lo dimostra la mossa più eloquente: Tiziana Siciliano, la magistrata che fino a dicembre quelle inchieste coordinava, appena deposta la toga si candida a vicesindaca, con delega alla Trasparenza, promettendo «una rottura morale» alla città che ha inquisito per anni. La chiama scelta amministrativa e non politica…. Ma chi trasforma un’amministrazione in imputata e poi si offre di amministrarla non incarna la società civile, ne è la caricatura.
La fortuna è che nello stesso Palazzo di Giustizia, in un ufficio accanto, c’era ancora chi distingue il giudizio dalla crociata, e ha rimesso al centro i fatti là dove altri inseguivano un simbolo. È un sollievo, ma per chi governa dovrebbe essere un’umiliazione: che a ristabilire le regole debba pensarci un tribunale, e non chi avrebbe il compito di scriverle. Quanto a Siciliano, la magra consolazione è che ad accoglierla è stata solo una lista che a Palazzo Marino difficilmente arriverà: quella di un imprenditore che in questi giorni, sui social, sostiene che un imputato assolto non vada chiamato tale finché non si chiudono i tre gradi di giudizio. Garantismo alla rovescia. Personaggi che r Restano, sullo sfondo, comprimari di un guasto più grande: una politica che, per pavido opportunismo, ha lasciato ad altri il compito di decidere al posto suo.
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