Giustizia
Quei PM che presentano appello pur conoscendone l’inammissibilità. Cosa c’è dietro la leva politica dei magistrati
Supponiamo che Tizio venga assolto. Il giudice ha parlato, il dibattimento è finito, il pubblico ministero ha perso. La legge dice chiaramente che per quel reato il PM non può appellare. Tizio festeggia con la famiglia. Si è tolto un peso di dosso. Fine della storia — pensava. Poi il PM propone appello lo stesso, sapendo — dichiaratamente — che è inammissibile. Non per ottenere giustizia, ma per costringere la Corte d’appello a investire la Consulta: un’impugnazione costruita a tavolino come leva politica. È lecito? Tecnicamente sì. È opportuno? No. È una guerra politica travestita da atto giudiziario. E le guerre si combattono sempre a spese di qualcuno.
È successo davvero, a Busto Arsizio. E la questione è già all’esame della Corte Costituzionale: la Corte d’appello di Milano ha rimesso gli atti alla Consulta, rivelando una certa affinità logico-giuridica con le ragioni del PM. La norma presentava problemi reali. Nordio voleva fare la cosa giusta: limitare il potere del PM di ribaltare un’assoluzione pronunciata nel pieno contraddittorio. Un principio diffuso in molte democrazie europee e occidentali. Ma non è stato ben consigliato. Gli hanno consegnato una riforma con vizi già censurati dalla Corte Costituzionale. Una riforma fragile, esposta agli stessi attacchi di vent’anni prima.
Se la Consulta dichiarasse incostituzionale il divieto e Tizio venisse condannato in appello, si ritroverebbe a pagare il prezzo di regole cambiate a partita in corso. È la prevedibilità della legge processuale — principio che la Corte Europea tutela con rigore, e per cui ha già condannato l’Italia. Alla faccia della certezza del diritto.
Un’impugnazione costruita a tavolino per fare giurisprudenza, usando come leva un cittadino assolto — questo è, semmai, un frutto avvelenato della cultura della giurisdizione. Il difensore vero, del resto, lo paga l’imputato. Il codice Rocco del 1930 — inquisitorio, figlio del fascismo — era illiberale. Ma era prevedibile. Con il codice Vassalli del 1989 abbiamo costruito un sistema accusatorio moderno e garantista. Da allora, pezzo per pezzo, quella costruzione è stata erosa da riforme mal congegnate e impugnazioni strumentali. Abbiamo la forma del processo accusatorio senza la sostanza. E il codice Rocco, nella sua cinica coerenza, era più prevedibile e — paradossalmente — più garantista di questo. Chiedetelo a Tizio. Che intanto paga la parcella.
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