Giustizia
Rosario Crocetta non era un corrotto: assoluzione confermata in appello. “Pensavano che potessi prendere una tangente con un bonifico”
L’ex governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, non era un corrotto. Lo aveva già stabilito il Tribunale di Palermo due anni fa, lo ha confermato ora la Corte di Appello respingendo il ricorso della procura. E non erano colpevoli nemmeno l’armatore Ettore Morace e l’ex presidente dell’Azienda Sicilia Trasporti, Massimo Finocchiaro, collaboratore di Crocetta, anche loro assolti già in primo grado e adesso in appello. Eppure per Crocetta in primo grado era stata chiesta una condanna a sette anni di carcere, mentre per Morace e Finocchiaro la procura aveva sollecitato una condanna a sei anni e sei mesi. Erano tutti e tre innocenti.
L’inchiesta Mare Monstrum
L’inchiesta “Mare Monstrum” deflagrò il 19 maggio del 2017, quando Morace, figlio dell’allora patron del Trapani calcio, Vittorio, entrambi proprietari della compagnia di traghetti Liberty Lines, venne arrestato. Sotto indagine finirono anche, fra gli altri, Crocetta e Finocchiaro. Stando alle accuse, la Regione Sicilia guidata da Crocetta avrebbe “cucito” un bando su misura, in cambio di tangenti, per consentire alla Liberty Lines di mantenere il monopolio nei collegamenti marittimi con le isole minori. Inoltre, sempre allo stesso scopo, sarebbe stata decisa una proroga in cambio di un contributo elettorale di 5mila euro con cui Morace avrebbe finanziato “Riparti Sicilia”, movimento politico del governatore. Per gli inquirenti l’inchiesta aveva fatto emergere un “connubio sistemico finalizzato alla corruzione” tra imprenditoria e politica, ma Crocetta non era affatto dello stesso avviso. “Sono molto sereno”, disse, “in Sicilia la spesa per il trasporto marittimo da quando sono presidente si è ridotta di circa 30 milioni di euro. Sarebbe un modo molto singolare per agevolare gli armatori.
Il primo presidente della Regione “che prende una tangente con un bonifico”
Quattro anni fa la spesa per il trasporto marittimo ammontava a 91 milioni di euro, 76 milioni nel 2014 e nel 2015, 63 milioni nel 2016 e 66 milioni quest’anno”. D’altronde, lo stesso governatore sottolineò: “Sono il primo presidente della Regione che prende una tangente con un bonifico. Mi autoproclamo il primo presidente coglione della Regione Siciliana”. “Ho ricevuto un invito a comparire – spiegò ancora Crocetta – mi si contesta un possibile favoreggiamento alla compagnia di Morace che ha fatto un bonifico di cinquemila euro a favore del mio movimento politico. Sarebbe la prima tangente della storia fatta con un bonifico; bonifico che lunedì sarà restituito. Questa è l’unica cosa che mi si contesta”. Ma “l’avvenuto bonifico – sottolineò l’allora governatore – è la prova contraria. Anche Morace scrive in bilancio che ha fatto il bonifico. Un versamento trasparente. Solo questo mi viene contestato. Non c’è una sola conversazione tra me e le persone indagate”.
I contributi
Argomentazioni che l’allora governatore riferì anche ai pm non appena venne sentito. Sereno si professò pure Finocchiaro: “Non so perché sono finito nell’inchiesta. Ho solo organizzato una festa a Messina per Riparti Sicilia. C’è chi ha dato contributi di 30, 50 o 100 euro, tutto registrato. Morace ha versato 5mila euro. Tutto nella massima trasparenza”. Senza rivelarsi particolarmente sorprendenti, gli esponenti del gruppo parlamentare del M5S all’Assemblea siciliana chiesero le dimissioni del governatore. Nel novembre del 2019 Crocetta, Finocchiaro e Morace vennero rinviati a giudizio. Il 26 novembre del 2024, cinque anni dopo, il processo di primo grado si concluse con l’assoluzione di tutti e tre gli imputati. “Giustizia è fatta – commentò Crocetta – sono felice, ma non brindo: ho troppo sofferto”. Pochi giorni fa, a 9 anni di distanza dall’avvio dell’inchiesta, l’assoluzione anche in appello.
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