Economia
Monte dei Paschi di Siena, vittoria di Lovaglio. Lo Stato resta a guardare
Il mercato ha deciso. E lo Stato, questa volta, ha scelto di non interferire. Monte dei Paschi di Siena proseguirà lungo la linea degli ultimi anni. La lista di Plt Holding che ricandida l’ex Amministratore Delegato, Luigi Lovaglio, ha ottenuto il 49,95 per cento dei voti espressi in assemblea. La “lista numero 1”, espressione del Consiglio di amministrazione uscente e appoggiata da Gaetano Caltagirone, ha ottenuto il 38,79 per cento dei consensi. La lista di minoranza di Assogestioni è arrivata al 6,94 per cento.
Lovaglio potrà contare su una maggioranza di otto consiglieri; sei vanno alla “lista numero 1” mentre la compagine di minoranza ne ottiene uno. Parafrasando Milton Friedman, “in una economia libera il mercato è sovrano”. Ribadire il ruolo del mercato è fondamentale. Al netto delle dietrologie, il ministero dell’Economia non ha partecipato al voto dell’Assemblea e ha lasciato che a decidere fossero gli azionisti privati restando di fatto neutrale. Nessun progetto di “controllo” del nascente terzo polo bancario da parte del Governo e questo non può che far bene al sistema finanziario. Restano degli elementi da chiarire.
Ad esempio, come mai Delfin, cioè la “cassaforte” della famiglia Del Vecchio, ha deciso di appoggiare la lista di Lovaglio e “lasciare” Caltagirone con il quale aveva condiviso la scalata a Mediobanca proprio da parte di Mps. Bisognerebbe poi capire se anche la Banca Centrale Europea “ha agito” visto che, secondo indiscrezioni di stampa, avrebbe giocato un ruolo per il voto finale di Delfin. Il vero quesito che si pone chi è fuori dal “Palazzo” però è un altro. E riguarda il noto economico – industriale. Monte dei Paschi dovrà ora vivere una fase di transizione dal risanamento alla crescita. È Lovaglio la guida giusta? Sarà capace di gestire una fase strategica altrettanto complessa come quella della rinascita ma sicuramente diversa rispetto a sfide, mercato di riferimento e potenziali crisi all’orizzonte? Il vero banco di prova inizia ora: trasformare un risanamento riuscito in crescita strutturale. È qui che si misura un manager. Non sul passato, ma sulla capacità di governare il futuro.
© Riproduzione riservata






