Fuga dal Nazareno
Pina Picierno lascia via mail il Pd di Schlein (che non risponde), Calenda e Marattin: “Uniamo le forze”. Lei entra in Renew, ora mani libere
La Vice Presidente del Parlamento Europeo si dimette via mail, la segretaria dem non le risponde. Ieri l’adesione al Pde, gruppo liberale. Il 15 giugno a Milano la prima uscita pubblica con Europeisti
Pina Picierno lascia il Partito Democratico. Non un fulmine a ciel sereno ma l’effetto di una guerra di logoramento interna. L’ex leader dei Giovani della Margherita è stata l’enfant prodige di quell’era della genesi veltroniana del Partito “I Care”, la più giovane dei cattolici adulti, la pontiera dell’inclusività a tutti i costi, della vocazione maggioritaria. Deputata dem a soli 27 anni, dirigente europeista di punta, ambasciatrice dei Riformisti Dem fino ai giorni scorsi, adesso è fuori. Ha annunciato lei stessa il dietro-front, dopo la pubblicazione sul Riformista di una serie di messaggi – nati all’interno del gruppo dirigente dem – che la esortavano a compiere un passo indietro. Ha scritto una mail a Elly Schlein, motivando le ragioni della sua uscita dal Pd. La segretaria Dem non l’avrebbe, stando a quanto sappiamo, degnata di una risposta. Un silenzio assordante, dal Nazareno.
E così il Partito che si chiama Democratico non ha praticamente più un’opposizione interna. Ha una sola, unica corrente di maggioranza in cui il dissenso è oggetto di trattamento speciale, come ci dicono le chat che abbiamo potuto visionare. E nelle quali – riferisce una fonte interna, ieri «si pubblicavano immagini di champagne». Consiglieremmo prudenza ai bevitori digitali. Perché il passo certificato dalla mail partita da Bruxelles è di lato. Né avanti, né indietro. Perché Picierno – Vice Presidente del Parlamento Europeo – ha sì lasciato il gruppo Socialisti e Democratici per entrare in quello di Renew Europe, e al suo interno ha scelto la componente del Pde. Ma non cambierà partito. Almeno non per ora. «Rimarrà in una sorta di autosospensione», ragionano i suoi.
Nel sottogruppo di Renew Europe Partito Democratico Europeo, che non è quello italiano. Una collocazione coerente con il suo impegno liberale sugli obiettivi di crescita, di semplificazione, di competitività condivisa. E congruente con l’impegno a favore dell’Ucraina e dell’esercito europeo. Tutte chiavi da rivendicare per aprire nuove porte, e non per serrare chiavistelli. Non sceglierà nessun nuovo partito: oggi sarebbe per lei una diminutio gratuita e perfino dannosa. Perché il valore aggiunto di Pina Picierno è Pina Picierno. La sua storia, la sua esposizione, la sua caratura ne fanno un nome non elencabile in nessuna nomenclatura. Non entrerà in Azione con Carlo Calenda, né in Italia Viva con Matteo Renzi, né nel Pld di Luigi Marattin. A dire il vero glielo hanno chiesto. Tutti. Insistentemente in privato e anche in pubblico.
«Tanta stima per Pina Picierno, persona coraggiosa e con le idee giuste (e il coraggio necessario). Se vorrà rimanere nell’alveo del centrosinistra, tanti auguri sinceri e buona fortuna. Se invece vorrà costruire al di fuori delle due coalizioni, la disponibilità mia e del Pld a costruire insieme, senza egocentrismi e senza imporre leadership a priori», l’invito di Marattin. Con un tweet, Calenda rilancia: «Picierno ha avuto il coraggio di lasciare il Pd per non rinunciare ai propri valori. In questo momento della storia l’europeismo non può essere un tratto retorico così come la politica estera – Ucraina in primis – non può essere oggetto di negoziati con i populisti filorussi. Spero che potremo lavorare insieme per costruire un’alternativa europeista, liberale e riformatrice al bipopulismo». Lei al momento pare aver scelto le mani libere. Il dirigente renziano a cui chiediamo lumi sull’adesione di Picierno al Pde (di cui solo Italia Viva è espressione, nel Parlamento italiano) gira a noi la stessa domanda: «Sapete se ha intenzione di aderire a Italia Viva? Stiamo cercando di capirlo». Lei ha tirato i remi sulla sua barca, e non remerà per altri. Una prima uscita pubblica, a scorrere la sua agenda, è cerchiata in rosso: 15 giugno, a Milano, all’incontro di lancio di Europeisti, con Piercamillo Falasca, Sergio Scalpelli e molti altri.
Non è neanche da escludersi che nel corso dei mesi qualcosa maturi, nel Pd, sbollentando magari gli animi in vacanza. Auspici Paolo Gentiloni e Lorenzo Guerini, i dem potrebbero avviare una stagione di dialogo per tornare a rappresentare le idee di tutti. Ieri si è speso per Picierno, con parole di sincero rammarico, Giorgio Gori: «Voglio mandare un pubblico, grande abbraccio a Pina Picierno, perché so quanto le è costata questa decisione, e quanto avrebbe preferito non prenderla. Ho condiviso con lei molte battaglie e continuerò a farlo, a prescindere dalla maglia che ci troveremo ad indossare. Quanto al Pd, spero ci sia consapevolezza del problema che queste uscite segnalano. In bocca al lupo cara Pina». E l’omaggio di una politologa come Sofia Ventura: «Buona strada a Pina Picierno. L’Europa libera e democratica ha davanti a sé nuove e pericolose sfide. Ha bisogno di persone coraggiose e capaci di comprendere il proprio tempo».
La buona strada è, per ora, libera da nuove case e vecchie insegne. Quella del Pd ne esce, per usare un eufemismo, ammaccata. I Dem sono un serbatoio politico che gronda, perdendo alcuni dei pezzi più pregiati lungo la strada. Dopo le uscite di Marianna Madia e, prima, di Enrico Borghi verso Italia Viva dell’ex segretario Pd Renzi, e l’addio di Daniele Nahum, Alessio D’Amato e Elisabetta Guelmini verso Azione dell’ex Pd Calenda e dell’ex capogruppo dem Rosato, al Nazareno sembrano festeggiare ogni nuovo abbandono come un successo. Un mondo al contrario, ma a sinistra. Il rischio è che, come nel romanzo di Agata Christie, alla fine dei dieci piccoli indiani non sarà rimasto più nessuno.
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