Del pasticcio di ieri mattina in Parlamento resterà la cronaca di una mezz’ora: Antonio Tajani che davanti alle commissioni Esteri e Difesa annuncia “abbiamo deciso di utilizzare Safe chiedendo un intervento di 14,9 miliardi”. E poi corregge: prenotati, non decisi; se ne userà probabilmente meno. La sceneggiata rischia di nascondere la sostanza, che è una buona notizia: l’Italia si avvia finalmente a usare lo strumento europeo Security Action for Europe.

Che cosa sono i fondi SAFE

Vale la pena ricordare cosa sia: 150 miliardi di prestiti a lunga scadenza e tassi competitivi, garantiti dal bilancio Ue, per finanziare gli investimenti nella Difesa tramite appalti comuni. L’Italia ha presentato domanda per 14,9 miliardi già nell’agosto 2025, la Commissione l’ha accettata; manca solo la firma. E i numeri parlano da soli: indebitarsi con il rating dell’Unione costa meno che emettere BTP, tanto che perfino il prudente Crosetto inquadra la scelta come pura convenienza finanziaria rispetto ai titoli di Stato. Non un euro di spesa in più (il Safe finanzia spese militari già previste a bilancio) ma la stessa spesa pagata meno cara. A cui si aggiunge il beneficio industriale: gli appalti comuni a contenuto europeo alimentano un comparto, quello della Difesa, che per l’Italia è strategico e tecnologicamente trainante.

Fondi SAFE, la gaffe della Lega

Ed è qui che la vicenda smette di essere una gaffe e diventa politica. Perché il vero freno non è la gaffe di Tajani: è la Lega. Il senatore Borghi ha rivendicato che nessuna decisione è presa e che “deciderà il Parlamento”. Il punto che rende questa opposizione indifendibile è che gli impegni di spesa sono già sottoscritti: al vertice Nato di Ankara, l’Italia ha confermato l’obiettivo del 5% del PIL entro il 2035, e nessuno nella maggioranza lo mette formalmente in discussione. La Lega, dunque, non sta fermando il riarmo – che ha firmato – ma sta fermando soltanto il modo più economico di pagarlo, preferendo, per posizionamento elettorale anti-Bruxelles, che il conto già accettato si paghi più caro con i BTP.

Fondi Safe, il governo è andato in confusione sul finanziamento, ma la strada è giusta

Il paradosso è che, mentre inciampa sul finanziamento, l’Italia dimostra altrove quanto sappia valere. Sul Libano, Tajani ha rivendicato in Parlamento un “ruolo di primo piano” che per una volta non è retorica: Roma ha ospitato la prima sessione negoziale sui seguiti dell’accordo, il 4 agosto ne ospiterà una nuova, e il ministro presiede con l’omologo saudita l’Alleanza Globale per la soluzione a due Stati. Con oltre mille militari in Unifil e il mandato in scadenza a fine anno, l’Italia sta già disegnando il dopo, ponendo la condizione giusta: una missione con cappello multilaterale, Onu o Ue. È la fotografia di un Paese che ha trovato un ruolo da protagonista sul dossier più delicato del pianeta. Resta da capire se la sua maggioranza gli consentirà di pagarne il prezzo nel modo più intelligente, o se il sovranismo di bandiera continuerà a costare, letteralmente, più caro a tutti.