Le proteste a Bologna e in Val di Susa
L’incapacità politica della sinistra
C’erano una volta “i compagni che sbagliano”, definiti così dalla nomenclatura del Partito Comunista che ne prendeva le distanze, esorcizzandone le azioni senza minarne il dogma di fondo, quello comunista. Del resto, come ebbe a scrivere una donna di sinistra come Rossana Rossanda, «sembra di sfogliare l’album di famiglia». Eppure, se allora si preferiva evidenziarne il carattere “eretico” rispetto all’ortodossia del “partito”, oggi si sceglie di tacere dinanzi all’emergere della violenza di gruppi sempre più estremi e radicalizzati. Lo abbiamo visto con i movimenti pro-Pal, vero e proprio esperimento di alleanza tra la sinistra radicale e le giovani leve dell’estremismo islamico nostrano che, con la scusa della causa palestinese, ha mosso i suoi primi significativi passi in mezzo a noi — non come elemento esterno che agisce e colpisce, ma come attore presente e operante attivamente nella nostra società.
In meno di ventiquattr’ore la sinistra è andata in cortocircuito. Prima con l’assalto terroristico ai cantieri No TAV in Val di Susa, a cui hanno preso parte non solo i soliti Black Bloc, ma gruppi provenienti da Askatasuna e da altre realtà organizzate dei soliti centri sociali: tutte realtà che godono di protezione e alibi da parte della sinistra radicale, la quale non riesce a condannarne fino in fondo le azioni sovversive. Quello andato in scena ai cantieri della TAV è stato un atto di puro e semplice terrorismo. Lanciare molotov e bombe carta non è un gioco e non può essere marginalizzato a semplice protesta. In pochi giorni centinaia di operatori di pubblica sicurezza, tra carabinieri e agenti di polizia, sono stati feriti, mentre la sinistra continua a mantenere un comportamento ambiguo e politicamente suicida.
Sulla sicurezza il campo largo non riesce a predisporre alcuna proposta politica, ma resta inebetito dinanzi al dilagare della violenza. Non è polemico rilevare una certa celerità quando si tratta di puntare il dito contro le forze dell’ordine e, al contrario, ritrosia e cautela quando si tratta di evidenziare atteggiamenti sovversivi e terroristici da parte di gruppi che rappresentano una minaccia alla sicurezza nazionale. Tutto tace quando in una manifestazione si parla di “Stato assassino” e si ingiuriano le forze di polizia, mentre si scruta persino il frammento di una sillaba quando è lo Stato a difendersi. Un altro tema che dimostra l’incapacità politica della sinistra è la mancata comprensione dei fenomeni di microcriminalità presenti oggi nel nostro Paese, legati in gran parte alla mancata integrazione delle seconde generazioni di giovani stranieri nati in Italia. Diversamente non si può spiegare la difficoltà nel capire che un ragazzo di 14 anni può guidare una baby gang, accoltellare un coetaneo e ideare vere e proprie rese dei conti o colpi criminali. Ci sono quattordicenni in grado di essere più diabolici di qualsiasi criminale adulto, e chi è in grado di colpire con il coltello o con il machete deve essere pronto a rispondere delle proprie azioni.
Se, invece di negare, si fosse agito subito sul caso dei “maranza”, oggi non ci troveremmo a dover inseguire un fenomeno che poteva essere contenuto e represso. Chi pensa di poter contrastare l’emergenza attuale solo con azioni culturali e prevenzione non ha compreso che il fenomeno è in atto e deve essere contenuto da un’azione repressiva in cui lo Stato mostri la sua forza. Parallelamente è necessario agire nelle periferie e nelle scuole per evitare che il fenomeno si alimenti in futuro, ma non si può continuare ad alimentare il senso di impunità che ha per troppo tempo consentito alle baby gang di prosperare. Sulla sicurezza si gioca un pezzo rilevante della prossima campagna elettorale e del futuro del governo, ma anche della credibilità dell’opposizione, soprattutto se aspira a sostituirsi al centrodestra nella guida del Paese. Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli dovranno abbandonare gli alibi e chiarire se abbiano o meno una proposta per la sicurezza. Soprattutto il duo Fratoianni-Bonelli dovrà chiarire le posizioni di esponenti del proprio partito vicini ai centri sociali e ad ambienti dell’antagonismo.
Perché chi attacca le forze dell’ordine attacca lo Stato, a Bologna come in Val di Susa; e chi vuole rappresentare le istituzioni non può mostrare remore nel dire: «Io sto con lo Stato: chi attacca un carabiniere o un poliziotto è mio nemico, perché è un nemico dello Stato, della Repubblica e della Costituzione». Chi indossa una divisa garantisce quell’ordine che evita il caos e protegge quelle libertà di cui siamo orgogliosi e che ci consentono di esprimere liberamente il nostro pensiero. Chi indossa una divisa rappresenta lo Stato, e chi colpisce lo Stato compie un atto di terrorismo e come tale deve essere considerato e perseguito.
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