Segnatevi questa data: 20 settembre. Non si tratterà di rievocare la presa di Porta Pia. Sarà il giorno in cui da Pontida il leader leghista Matteo Salvini potrà annunciare di aver ripreso il Viminale. Annuncerà la conclusione di una operazione di rimpasto serio. Giorgia Meloni sta lavorando a qualcosa di più di un cambio di passo: a un vero e proprio Meloni bis. Le condizioni ci sono tutte. E soprattutto ci sono tutte le spinte.

La legge elettorale sarà stata blindata. Il record storico di longevità del governo, superato. I diritti pensionistici dei parlamentari, assicurati. Potrà allora imporsi pienamente l’agenda della strategia politica.
Quella che punta a contenere la crescita di Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, rilanciando Matteo Salvini. Ma anche quella cui aspirano i “piccoli” dell’Udc e di Noi Moderati. Antonio De Poli e Maurizio Lupi non possono arrivare alla campagna elettorale come ectoplasmi della maggioranza: devono ottenere un peso, sia pure relativo. Un ruolo ministeriale o almeno una rappresentanza di sottogoverno.

Nordio su carboni ardenti

E poi c’è la grana Carlo Nordio. Il ministro sconfitto dal referendum è sui carboni ardenti, è inciampato in più di una gaffes anche sullo spinoso tema intercettazioni ed è stato richiamato anche l’altro ieri dal Quirinale. Giorgia Meloni sa che la popolarità del titolare di via Arenula è ormai sotto il livello di guardia.
È in questo quadro che prende corpo l’operazione più delicata: riportare Salvini al passato per provare a garantirgli un futuro. Il ritorno del leader leghista al Viminale non è più soltanto una suggestione estiva, ma un’ipotesi studiata ai vertici della maggioranza.

Servirebbe anzitutto a contrastare il Generale annacci sul terreno della sicurezza e dell’immigrazione. Ma anche a evitare che l’indebolimento della Lega comprometta gli equilibri del centrodestra. Se crolla Salvini, rischia di saltare uno dei pilastri della coalizione.
Meloni starebbe quindi valutando di trasferirlo al ministero dell’Interno dopo il primo settembre, una volta superato il record di durata del governo. Il 20 settembre potrebbe diventare la finestra politica utile.

La linea Viminale-Pontida

L’operazione potrebbe avvenire con un rimpasto vero e proprio oppure attraverso una soluzione più agile: Salvini salirebbe i gradini del Viminale, sostituendo Piantedosi che ha già capito l’antifona («Io prendo atto se i tempi cambiano») mentre il sottosegretario di Forza Italia, Tullio Ferrante, potrebbe assumere l’interim del Ministero dei Trasporti. Il primo a proporre pubblicamente il ritorno di Salvini al Viminale è stato Giancarlo Giorgetti. Ed è difficile immaginare che il ministro dell’Economia abbia avanzato una simile ipotesi senza averne discusso almeno informalmente con Meloni.
La linea Viminale-Pontida, dunque, esiste. Giorgetti ha aperto la strada durante l’ultimo Consiglio federale della Lega, dichiarando: «Chiediamo il Viminale per Salvini».

Salvini, del resto, è stato assolto dalla pesante accusa di sequestro di persona e attraversa il momento più difficile della sua lunga stagione da segretario. Metterlo politicamente in sicurezza è diventata una priorità non soltanto per la Lega, ma anche per Meloni e Fratelli d’Italia.
Un rimpasto tradizionale richiederebbe naturalmente un passaggio al Quirinale. Esiste però una strada più agile: affidare a Salvini l’interim dell’Interno e assegnare a Piantedosi un grande incarico internazionale. In Europa deve essere nominato il nuovo direttore esecutivo di Europol. I candidati in corsa sono un tedesco, una spagnola e un lituano. Ma la partita potrebbe riaprirsi con una candidatura italiana.

Un grande prefetto in via Arenula

Negli ambienti di vertice meloniano sta però prendendo piede un’altra pazza idea, quella di mandare Piantedosi ad avvicendare Nordio alla Giustizia. Un grande Prefetto a via Arenula non stonerebbe affatto.
Salvini gradirebbe la cosa. Il ritorno al Viminale gli consentirebbe di cambiare agenda, recuperare visibilità e rilanciare le proprie parole d’ordine su immigrazione, sicurezza e ordine pubblico. Ma aprirebbe anche una sfida diretta con Futuro Nazionale.Dall’altra parte, però, Vannacci non sembra affatto intimorito. Anzi, nel suo partito c’è chi considera il ritorno di Salvini al Viminale un’occasione. Edoardo Ziello, vice di Vannacci in Futuro Nazionale, lo ha ammesso senza giri di parole: «Avere Salvini al Viminale ci aiuterebbe. Avremmo finalmente un partito da attaccare, la Lega. Piantedosi è un tecnico e si fa fatica ad attaccarlo».

A masticare amaro sarebbe, però, Forza Italia. Alla quale Meloni darebbe maggiori posizioni da viceministro e sottosegretariati in ambito Sanità, Difesa e Istruzione.
Meloni dovrà decidere se correre il rischio. E il 20 settembre potrebbe essere il giorno della scelta: rilanciare Salvini, riequilibrare la maggioranza, offrire spazio agli alleati minori e sciogliere il nodo Nordio.
Quasi un nuovo governo, senza passare dalle elezioni. Un Meloni bis costruito per preparare la campagna elettorale e impedire che la guerra a destra travolga il centrodestra prima del voto.

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Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.