Politica
Il Campo Largo esulta, ma si è assunto una grande responsabilità
Mettiamo ovviamente nel conto che per di più essendo già partita di fatto la campagna elettorale che il campo largo non poteva non cavalcare il fatto che l’emendamento su un punto assai importante della legge elettorale è stato bocciato per un voto il che vuol dire che almeno 30 franchi tiratori hanno fatto venir meno il plenum del centrodestra.
Di conseguenza è comprensibile l’euforia e addirittura una richiesta che non sta né in cielo né in terra vale a dire quella delle elezioni anticipate. Per di più il Campo Largo doveva far dimenticare due autentici smacchi: uno puramente mediatico, l’altro, invece politicamente assai serio e che è tuttora del tutto aperto. Quello mediatico é stato il totale fallimento della manifestazione a Napoli dei quattro partiti leader del “Campo”. Si trattava della prima uscita e però la manifestazione si è risolta in un autogoal sia per la scarsa partecipazione popolare, sia perché due dei partiti estremisti esclusi si sono fatti sentire con slogan tutt’altro che amichevoli. L’impressione che Campo Largo è riuscito a dare è stato che in campo c’è’ una sorta di armata Brancaleone. Questa impressione di tipo mediatico è stata però accentuata da un dato politico di fondo assai serio e grave.
Il primo è costituito dal fatto che sia in quell’occasione sia ancor di più dall’andamento della serata del 14 derivante dalla sconfitta del governo alla Camera sull’emendamento, Giuseppe Conte punta esplicitamente ad assumere la leadership dello schieramento di sinistra, in evidente alternativa alla Schlein e lo fa per di più avendo l’appoggio esplicito di una parte del Pd e di due leader storici del PCI- PDS – PD, cioè Bettini e D’Alema. Le cose però non si fermano qui ma sono molto più serie e gravi, indipendentemente dagli autogoal che si sta facendo il centrodestra.
Sul tema dell’appoggio politico e militare dell’Occidente, dell’Europa e dell’Italia alla Ucraina Conte ha assunto una posizione chiaramente filo- Russa e su questo, così come su Israele, ha dato il suo continuato per mettere in evidenza che in Italia esistono pericolose convergenze rossobrune (da un lato mezzo Salvini e tutto Vannacci, dall’altro lato mezzo AVS e tutto Conte, con il sussidio editoriale di Travaglio).
Quindi, al di là dell’euforia determinata dal voto parlamentare del 14 Luglio, il Campo Largo è attraversato da una contraddizione sul terreno globale della collocazione internazionale e della politica estera che allo stato gli inibisce di presentare una piattaforma di governo degna di questo nome. Sempre sul terreno mediatico invece la brillante serata del 14 può servire anche ad attenuare l’impatto negativo costituito dall’attentato subito da Sigfrido Ranucci, per tutta una fase presentato come la vittima di un attentato perpetrato nel migliore dei casi dall’estrema destra, nel peggiore ispirato da ambienti vicini al governo. Così negli ultimi giorni l’interrogativo dominante tuttora senza risposta è stato il seguente: si è trattato di un attentato realmente nemico o di un attentato “amico”?
Interrogativo certo abbastanza imbarazzante. Detto tutto ciò però c’è’ un punto a nostro avviso di notevole importanza che va considerato: sia pure con un emendamento che era chiaramente il frutto di un compromesso interno al centrodestra tuttavia attraverso di esso il voto di preferenza veniva recuperato, cosa molto importante perché sempre più inaccettabile un sistema elettorale nel quale le segreterie dei partiti decidono i nomi dei parlamentari eletti.
Ora, mentre certamente il voto dei franchi tiratori ha fatto venire meno la maggioranza del centrodestra, tuttavia l’emendamento è saltato perché il campo largo ha votato in massa il NO alle preferenze. E quindi si è assunto la responsabilità preminente del fatto che con notevole probabilità alle prossime elezioni, l’elezione dei parlamentari sarà cucinata tutta quanta dalle segreterie dei partiti. Di conseguenza comunque il Campo Largo si è assunto la responsabilità di essere determinante in uno degli aspetti più discutibili dell’attuale sistema politico ed elettorale.
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