Politica
Come cambia l’estate di Vannacci ora che Futuro Nazionale è l’elefante nella stanza
La cavalcata nei sondaggi non trova spiegazione se non nelle paure più recondite della nostra società. Ma attenzione a non cadere nella retorica
Al di là delle passeggiate estive – con tanto di inopportune dediche musicali dei sedicenti partigiani da marciapiede – ora che siamo entrati ormai nell’ultimo miglio anche i dettagli iniziano a pesare. E la creatura del generale non è più quel dettaglio con cui fare i conti, ma l’elefante nella stanza. A dimostrazione di quanto siano vani i tentativi di ostracizzare e demonizzare messi a punto dai soliti “furbi” sinistri, che così facendo stanno solo portando acqua al mulino del generale.
Per non parlare delle arene televisive in cui viene fuori tutta l’altezzosità saccente di una certa intellighenzia, contro cui il generale raccoglie subito il consenso unanime dei telespettatori. Perché, nella forma più radicale e meno politica possibile, Vannacci dà voce alle paure e alle preoccupazioni delle persone comuni, di chi in fondo è estraneo ad ogni intellettualismo retorico e bizantinismo istituzionale.
La cavalcata nei sondaggi – da confermare nelle urne – non trova spiegazione se non nelle paure più recondite della nostra società. Ma attenzione a non cadere nella retorica della destra che alimenta la paura: perché non è Vannacci, o la destra considerata governativa oggi ma osteggiata ieri (come dovremmo tutti rammentare), ad alimentare la paura. No, la destra è la risposta alla paura, alle insicurezze. Il consenso degli italiani non può essere stigmatizzato, deve essere compreso. La stessa dichiarazione di Pier Silvio Berlusconi, che ha liquidato i toni armigeri di una parte di Forza Italia, fa capire che forse si è iniziato a comprendere che gli steccati non servono.
La destra solo su un punto non può cedere: quello dei principi. L’atlantismo e la vocazione occidentale fanno parte di questo decalogo imprescindibile, e su questo Vannacci dovrà fugare ogni dubbio. Così come il campo largo dovrà fare lo stesso. Perché o i dubbi si applicano a tutti, o a nessuno. Anche perché, a puntare il dito contro qualcuno, si finisce sempre per elevarlo a martire. Vannacci sa andhe che gli italiani amano la lotta, il duello, lo scontro. Amano i vincenti, ignorano i pavidi e ripudiano gli sconfitti.
© Riproduzione riservata







