Politica
Legge elettorale, senza preferenze opposizioni pronte al tiro al piattello
Meloni non ha scelta, e con lei gli alleati. E poi, chi potrebbe mai attaccare un sistema di voto che restituisca la parola agli elettori?
Modificare la legge elettorale a pochi mesi dal voto è una mossa complessa, azzardata e rischiosa. Non solo perché si offre un’arma retorica alle opposizioni, con paragoni storici che tutti ben conosciamo, ma anche in quanto, al di là di calcoli e previsioni, nessuna legge elettorale garantisce un risultato certo. La politica e le urne sono quanto di più imprevedibile possa esserci, soprattutto in tempi come quelli attuali, e in particolare per chiunque abbia responsabilità di governo e finisca per pagare pegno per tutto ciò che accade e su cui, in realtà, non ha né controllo né influenza.
Cosa cambia con la modifica
Per questo la legge elettorale è materia da trattare con l’attenzione e la meticolosità con la quale si maneggia una cassa di nitroglicerina: un passo falso rischierebbe di tramutarsi in un drammatico bis della vicenda accise sul diesel. Qualcuno potrebbe chiedersi quale possa essere la correlazione tra i due temi, eppure la questione per il centrodestra è tanto politica quanto ideologica. Aumentare per riallineare ha prodotto un costo di 4 centesimi sulle tasche degli italiani che, unitamente all’esponenziale aumento dei prezzi, ha generato il malcontento che tutti ben conosciamo.
Ma soprattutto ha messo in evidenza un cortocircuito ideologico non da poco. Il governo che si scaglia contro il Green Deal e l’imposizione dell’auto elettrica, e che ha difeso e difende il motore endotermico, vi si accanisce contro? Questo ha pensato l’elettore di destra nel vedere il diesel sorpassare la benzina sul tabellone dei distributori, mentre l’opposizione pompava il video che anni fa Giorgia Meloni fece per criticare le accise e il peso che esse hanno sulle tasche dei cittadini.
Le paure degli alleati di FDI
Così, se il governo non dovesse inserire le preferenze nella legge elettorale, finirebbe per prodursi lo stesso effetto e la bomba esploderebbe tutta nel centrodestra. Le paure degli alleati di Fratelli d’Italia non sono né comprensibili né accettabili; in fondo si tratta di ripristinare un diritto negato, di mettere fine alla sequela di nominati che hanno attraversato il Parlamento senza garantire alcuna rappresentanza ai territori abbandonati — una politica scollegata dal Paese reale e dalle necessità quotidiane di quei collegi che si dovrebbero rappresentare.
Al di là del dato giuridico e costituzionale, resta però quello politico: senza le preferenze nella legge elettorale, le opposizioni faranno il tiro al piattello e utilizzeranno le stesse furenti e giuste parole dette da Meloni dagli scanni dell’opposizione per sottolineare una sorta di incoerenza del governo e della maggioranza. Meloni non ha scelta, e con lei gli alleati. E poi, chi potrebbe mai attaccare una legge elettorale che restituisca la parola agli elettori? Nessuno.
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