Dalla crescita record dell’occupazione al rilancio del Mezzogiorno, dalle professioni alla tutela dei lavoratori fino alla sicurezza nei cantieri: l’onorevole Marta Schifone traccia il bilancio delle politiche del Governo e indica le priorità per un mercato del lavoro più moderno, meritocratico e competitivo.

Onorevole qual è oggi l’emergenza del mercato del lavoro italiano?
«Da tempo è in atto un cambio di paradigma: prima si combatteva la disoccupazione, oggi viviamo più una crisi di offerta che di domanda, anche per effetto dell’avvento delle nuove tecnologie e della ricerca di profili professionali sempre più specifici. Un paradosso che nasce da un dato positivo: il record occupazionale».

Quanto di questo risultato è frutto del Governo Meloni?
«È la naturale conseguenza di una visione che ha rimesso il lavoro al centro. Lo abbiamo fatto con il taglio del cuneo contributivo, con le maxi deduzioni, dalla detassazione dei premi di produttività all’esonero contributivo per le madri lavoratrici e giovani, dall’accorpamento delle aliquote IRPEF fino all’introduzione del salario giusto».

Si è interrotto il collegamento tra scuola, formazione e impresa?
«Da una parte le imprese non trovano i profili tecnici e qualificati di cui hanno bisogno, dall’altra tanti giovani, anche laureati, faticano a entrare nel mercato del lavoro o restano sottoccupati. La chiave per risolvere questo disallineamento ha un nome preciso: competenze. Ed è su questo che il Governo Meloni sta lavorando».

Quali strumenti servono per creare lavoro stabile al Sud?
«Il Mezzogiorno non è più la periferia d’Italia. Nel 2025 il Pil del Sud è cresciuto dello 0,6%, sopra la media nazionale, e l’occupazione è salita dell’1,5%, ai livelli più alti mai registrati, con un +2,8% nei servizi professionali, finanziari e alle imprese. Risultati che nascono da investimenti, semplificazione amministrativa e una politica industriale all’altezza con la ZES Unica».

Quanto è importante valorizzare il merito e superare l’assistenzialismo?
«Abbiamo scommesso sul lavoro, superando la logica del sussidio di Stato, e i numeri ci hanno dato ragione: 1.200.000 nuovi posti di lavoro da quando il governo si è insediato».

Cosa manca per sostenere i liberi professionisti italiani?
«I professionisti sono centrali nella nostra agenda politica, non è un caso che lavoriamo da inizio legislatura sull’equo compenso, sulla modifica della responsabilità professionale, fino al ddl di riordino che investe tutti gli ordini professionali, dalla riforma dell’ordinamento forense a quella delle professioni sanitarie».

Quali interventi ritiene prioritari per sostenere l’occupazione femminile?
«Maggiore occupazione femminile significa maggiore produttività. Sostegno alla natalità, conciliazione vita-lavoro e occupazione femminile sono tre dimensioni inscindibili, e su questo asse il Governo Meloni ha costruito un orizzonte di politiche strutturali: congedi parentali potenziati fino all’80%, Assegno Unico Universale, decontribuzione per le madri lavoratrici con sgravi significativi, Bonus Mamma, Bonus Prime Nascite, sostegno per asili nido e centri estivi. Il Decreto 1° maggio, poi, aggiunge il tassello decisivo: quasi un miliardo di euro in incentivi all’occupazione per le imprese che assumono, specie le donne, garantendo il salario giusto e contrastando così il dumping contrattuale. Il lavoro, specie quello femminile, di qualità non è uno slogan, è una scelta politica precisa».

Quali sono le priorità per ridurre le morti bianche e gli infortuni?
«Il nostro approccio si fonda sulla strategia delle 3C: contrasto, controllo, compliance. Sul controllo, abbiamo proseguito con un massiccio rafforzamento del contingente ispettivo. Sul contrasto, penso alla battaglia senza tregua contro il caporalato e alla reintroduzione del reato di somministrazione illecita di manodopera. Sulla compliance, penso alla patente a crediti, che ha risposto a una richiesta storica delle parti sociali e che intendiamo estendere anche ad altri settori. Ma c’è un livello di azione immediato e uno di prospettiva perché non c’è prevenzione senza consapevolezza».

Prevenzione e formazione sono la chiave per cambiare la cultura della sicurezza in Italia?
«Sì, senza esitazione. Abbiamo inserito moduli formativi sulla sicurezza nei programmi scolastici e investito sui nostri giovani, perché un ragazzo che cresce sapendo che la sicurezza non è un vincolo burocratico ma un diritto inalienabile sarà un lavoratore — e un datore di lavoro — diverso. Questo è il cambiamento culturale che vogliamo produrre, ed è un lavoro che richiede tempo e impegno di tutti».