Le manovre russe
Allarme dell’Fbi: le spie di Putin pianificano omicidi nei Paesi amici di Kyiv
Una rete di spie del Cremlino starebbe sorvegliando delle persone da uccidere oppure valutando sabotaggi alle infrastrutture di Stati ritenuti vicini all’Ucraina
La “guerra ibrida” tra la Russia e l’Occidente è una realtà che l’Europa, ormai, conosce bene. Tra droni che penetrano lo spazio aereo dei Paesi alla frontiera della Nato, altri ritrovati in aree sensibili (come in Germania), rischio di sabotaggi, guerra psicologica e minacce, la tensione tra Mosca e le cancellerie del Vecchio Continente è un dato di fatto. Ma adesso, anche a Washington si inizia a guardare con sospetto alle manovre russe. E questo nonostante Donald Trump abbia dimostrato ampia fiducia nei confronti di Vladimir Putin e la volontà di rafforzare il filo diretto tra Casa Bianca e Cremlino per un’eventuale pace in Ucraina.
Il segnale è arrivato dal tribunale federale di Manhattan, che ha reso pubblico un atto d’accusa diretto contro i servizi segreti russi. Le autorità Usa, infatti, hanno annunciato di avere sventato un piano per uccidere un dissidente russo in esilio a Washington. E a detta del tribunale, una rete di spie di Mosca avrebbe arruolato e pagato alcune persone negli Stati Uniti e in altri Paesi per sorvegliare delle persone da uccidere in un secondo momento, oppure per compiere direttamente atti di sabotaggi alle infrastrutture di Stati ritenuti vicini all’Ucraina. Questa volta, l’Fbi è riuscita ad arrivare prima dei killer ed evitare l’omicidio del dissidente. Ma mentre continua la caccia a cinque persone (che si presume vivano all’estero) responsabili dell’organizzazione di questa rete, l’allerta è già scattata in tutte le agenzie di controspionaggio dei Paesi Nato e vicini a Kyiv. A maggior ragione in una fase in cui il Cremlino sembra avere deciso di alzare il tiro nei confronti di tutti i partner dell’Ucraina, in particolare in Europa, parallelamente a una fase di escalation su tutto il fronte di guerra.
Ieri, i droni russi hanno centrato un minibus nel distretto di Nikopol, nella regione di Dnipropetrovsk, uccidendo cinque persone e ferendone più di sette. Le Nazioni Unite hanno di nuovo lanciato l’allarme sull’aumento del numero delle vittime tra i civili, il più alto dall’inizio dell’invasione. Ieri, altri morti sono stati registrato nell’oblast di Zaporizhzhya, in quello di Kherson e nel Donetsk. Il presidente Volodymyr Zelensky si è soffermato anche sull’altro grande obiettivo di questa fase di bombardamenti russi: le infrastrutture logistiche. Ieri sono state di nuovo prese di mira locomotive, treni e stazioni ferroviarie in diverse zone del Paese, con il chiaro intento di paralizzare gli spostamenti di passeggeri e merci e colpire soprattutto la capacità dell’esercito ucraino di ricevere rifornimenti. E l’impressione è che Putin non abbia alcun interesse a disinnescare questo aumento dei raid soprattutto in vista delle elezioni per la Duma di Stato, che si terranno da domani fino al 20 settembre.
Il presidente russo, che ieri ha parlato alla nazione in vista del voto, sa che la guerra è arrivata all’interno del proprio Paese. Voleva creare una fortezza che avrebbe evitato di far sentire sulla pelle dei suoi cittadini le conseguenze del conflitto. Tuttavia, i droni ucraini e i servizi segreti di Kyiv sono riusciti più volte a bucare la difesa di Mosca con attacchi alle raffinerie, ai terminal petroliferi, ai centri logistici fino a compiere omicidi mirati anche nelle grandi città russe. Anche per questo motivo, Putin ha deciso di spostare l’attenzione aumentando la tensione con i Paesi europei. Ieri, il ministro degli Esteri Sergei Lavrov ha detto che il dialogo tra Russia e Stati Uniti è “necessario per la stabilità strategica” e ha apprezzato “il fatto che l’amministrazione Trump, a differenza degli europei arroganti e poco adeguati, abbia immediatamente avviato un dialogo con noi al suo ritorno alla Casa Bianca”. Lavrov si è poi lanciato in un avvertimento: “Se l’Europa ci attacca, la guerra sarà molto breve”.
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