Esteri
Raid russo vicino alla Polonia, paura per i diplomatici Ue. “Messaggio per spaventare l’Occidente e l’Ucraina”
I leader della Nato e dell’Unione europea non hanno dubbi: l’attacco russo al treno a due chilometri dal confine con la Polonia era un messaggio. Il convoglio successivo, infatti, trasportava diversi funzionari europei di ritorno dall’Ucraina. Tra questi vi erano anche l’ex premier britannico, l’ex direttore della Cia, David Petraeus, e Fabrizio Saggio, consigliere diplomatico della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. E tutto questo non può essere considerato una semplice casualità. La Russia, infatti, sta aumentando la sua pressione sull’Europa e sulla Nato. Donald Trump continua a predicare di mantenere saldo il filo diretto con il Cremlino. Ieri ha anche scritto sul social Truth che “l’Ucraina ha accettato di non colpire obiettivi energetici russi” e che “la Russia ha accettato di fare lo stesso”.
Mosca sembra però puntare dritta alla stabilità del blocco occidentale, che ieri ha fatto quadrato. Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha bollato l’attacco al treno come una prova della “disperazione” di Putin. Per l’ex premier olandese, che domani incontrerà a Londra il primo ministro britannico Andy Burnham, lo zar “pensa di poterci impedire di sostenere l’Ucraina e di poter minare la nostra unità, ma si sbaglia”. “La nostra risposta è aumentare il sostegno a Kyiv, affinché abbia ciò di cui ha bisogno per difendersi”, ha sostenuto il segretario dell’Alleanza atlantica. Per il ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot, raid come quello alla ferrovia ucraina hanno “un obiettivo molto chiaro: intimidire gli europei, scoraggiarli e soprattutto dividerli”. Dello stesso avviso l’Alta rappresentante Ue per la Politica estera, Kaja Kallas, secondo la quale lo scopo del Cremlino era “spaventare i Paesi occidentali, dissuadendoli dal sostenere l’Ucraina o dal recarvisi per manifestare solidarietà”. Per l’ex leader estone, “si trattava, inequivocabilmente, di un messaggio rivolto al mondo occidentale”. E mentre gli ambasciatori dell’Ue hanno deciso di rimandare di una settimana la decisione sul rinnovo delle sanzioni, il portavoce presidenziale russo Dmitry Peskov ha commentato l’attacco dicendo che la Russia avrebbe continuato a svolgere missioni in tutto il territorio ucraino.
Il punto, però, è che l’escalation moscovita non riguarda più solo il territorio di Kyiv. Ieri le autorità polacche hanno ritrovato un drone al largo della spiaggia di Rusinovo, sulla costa baltica. A confermarlo è stato lo stesso ministro della Difesa Wladyslaw Kosiniak-Kamysz, che ha anche chiarito che, in base a un’ispezione preliminare, si trattava di un drone militare russo. Il velivolo ora è in mano ai Servizi segreti di Varsavia, che devono studiare lo strumento e capire come è arrivato sulle coste della Polonia. Ieri il viceministro della Difesa, Cezary Tomczyk, dopo l’attacco al treno e l’ennesima pioggia di fuoco notturna ai confini polacchi, ha ammesso che sarà possibile che la guerra ibrida si manifesti “attraverso diverse forme di sabotaggio, tipologie che l’Europa non ha mai dovuto affrontare in passato”. Lo stesso premier Donald Tusk ha avvertito la popolazione del rischio di possibili attacchi da parte russa parlando di questa escalation in corso come di “un dato di fatto”.
E questa tensione giunge mentre la partita diplomatica tra Mosca e Washington (e Kyiv) appare ancora ben lontana dalla sua risoluzione. Putin è fermo alle richieste fatte a giugno 2024: la cessione dell’intero Donbass, ma anche di Zaporizhzhya e Kherson. E questo nonostante Volodymyr Zelensky, attraverso tecnologia, Intelligenza Artificiale e accordi diplomatici, stia dimostrando che le sue forze sono tuttora in grado di controllare diverse porzioni di territorio che il capo del Cremlino ritiene debbano passare sotto l’autorità di Mosca.
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