Esteri
Drone russo sfiora l’aereo di Zelensky, il Cremlino smentisce e mina il negoziato
La rivelazione del premier di Oslo. Il leader ucraino stava decollando dalla Moldavia quando è stato avvicinato da un velivolo senza pilota decollato dalla Crimea
La minaccia dei droni russi continua a imperversare sull’Europa. La prima vittima è certamente l’’Ucraina, dove prosegue la pioggia di fuoco della Russia per colpire infrastrutture strategiche, snodi logistici, fabbriche di materiale bellico, centrali elettriche e zone residenziali soprattutto nell’area di Kyiv. Ma alcuni sfiorano o entrano direttamente nei cieli dei Paesi limitrofi. E uno di questi, entrato nello spazio aereo moldavo, ha costretto Volodymyr Zelensky a ritardare la partenza per Oslo.
Mercoledì sera il premier norvegese Jonas Gahr Støre aveva anche annunciato che l’aereo del presidente ucraino era stato sfiorato da un drone russo. Poi, sia il governo di Chisinau che lo stesso staff del leader ucraino hanno ridimensionato la dichiarazione del capo del governo scandinavo. Dumitru Choric, portavoce dell’esecutivo moldavo, ha spiegato che un drone era entrato nello spazio aereo del Paese costringendo le autorità a bloccare i voli in partenza, tra cui quello di Zelensky, decollato poi per la Norvegia in ritardo. Anche una fonte della presidenza ucraina ha definito “esagerata” la versione data da Støre, ribadendo che il capo dello Stato non è mai stato in pericolo. Il Cremlino, naturalmente, ha smentito che vi sia stata una vera minaccia verso Zelensky. Ma l’assenza di un pericolo diretto per la vita del presidente ucraino non contraddice il fatto che i droni che entrano nello spazio aereo dei Paesi confinanti rappresentino un problema di non poco conto. E che questo sia accaduto proprio mentre Zelensky era in un Paese che ha subito questa minaccia. Ieri, il ministro della Difesa moldavo ha detto che la Russia rappresenta il principale pericolo per la sicurezza del Paese, e che è necessario aumentare la difesa aerea temendo anche attacchi al porto di Giurgiulesti, considerato da Mosca uno snodo per le armi a Kyiv.
Per i Paesi limitrofi si tratta di un problema ormai comune dall’inizio della guerra (ieri Varsavia ha emesso un’allerta di 12 ore per le regioni vicino al confine ucraino). Per l’Ucraina, invece, la quotidianità è fatta di un continuo lancio di missili e droni da parte della Russia. Così come la Federazione, soprattutto negli ultimi mesi, si sta abituando all’arrivo dei velivoli a pilotaggio remoto che le forze di Kyiv lanciano con sempre maggiore frequenza. Ieri, i droni a lungo raggio ucraini hanno colpito otto siti in Russia. Due morti sono stati registrati a Zaporizhzhya, mentre un drone navale ha preso di mira Sochi, sul Mar Nero, provocando 28 feriti. Gli attacchi di Mosca invece hanno provocato uccisioni a Sumy, Mykolaiv e Pavlograd. Sangue che scorre mentre l’Ucraina deve fare i conti con la carenza di copertura aerea. Per l’Economist, Kyiv sta per finire le scorte di missili Usa Aim-120 e Aim-9 e che servono per abbattere missili da crociera e droni dai caccia F-16. Zelensky, dopo la Norvegia, è partito per il Canada per discutere con il premier Mark Carney proprio della difesa aerea e di come i Paesi alleati possano sostenere l’Ucraina.
Peskov ha anche confermato che non sono stati avviati contatti per un’eventuale tregua energetica: scenario che si era ipotizzato come primo passo per la de-escalation immaginata da Donald Trump. E dal Cremlino ieri è arrivata una nuova doccia gelata riguardo ai negoziati. “Tutte le nostre condizioni per porre fine ai combattimenti sono ben note” ha detto Peskov, ribadendo che le richieste sono le stesse avanzate da Putin due anni fa, “con l’unica differenza che la situazione sul campo per l’Ucraina è notevolmente peggiorata”.
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